Licenziamento: il conto alla rovescia parte dalla lettera
Il licenziamento è uno dei pochi atti in cui il tempo lavora contro chi lo subisce in modo quasi automatico. Sessanta giorni per impugnarlo, anche solo con una PEC, e centottanta per portarlo davanti al giudice: dopo, la questione è chiusa a prescindere da quanto fosse fondato il motivo.
Lo Studio Legale MP assiste lavoratori e datori nel contenzioso di lavoro: impugnazioni, contestazioni disciplinari, differenze retributive e definizioni conciliative, che in questa materia sono spesso l’esito più conveniente per entrambi.
60 giorni
per impugnare, dalla comunicazione del licenziamento
180 giorni
per depositare il ricorso o chiedere la conciliazione
5 giorni
il termine tipico per le giustificazioni disciplinari
Scritta
la forma richiesta: le dimissioni vanno fatte per via telematica
Di che licenziamento si tratta
Giusta causa
Un fatto così grave da non consentire la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto. Senza preavviso. È anche quello più spesso sproporzionato rispetto al fatto contestato: la proporzionalità è terreno di verifica.
Giustificato motivo soggettivo
Inadempimento notevole ma non gravissimo, con preavviso. Qui contano la contestazione, i tempi e il rispetto della procedura disciplinare: i vizi formali pesano quanto il merito.
Giustificato motivo oggettivo
Ragioni economiche o organizzative. Il datore deve provarle davvero, e deve dimostrare di non aver potuto ricollocare il lavoratore altrove.
Licenziamento collettivo
Quando le riduzioni superano certe soglie si applica una procedura specifica, con criteri di scelta e comunicazioni sindacali. Gli errori procedurali sono frequenti e rilevanti.
Come si procede
1
Lettura dei documenti e dei termini
Lettera di licenziamento, contestazione, contratto, buste paga, comunicazioni. Prima cosa: la data da cui decorrono i sessanta giorni.
2
Impugnazione stragiudiziale
Un atto scritto che blocca la decadenza. Va fatto subito, anche mentre si sta ancora decidendo se procedere: costa poco e tiene aperta la porta.
3
Quantificazione
Si calcolano le voci in gioco — indennità, differenze retributive, TFR, ferie non godute — una per una, con il conteggio esplicito. Serve a decidere sulla base di numeri, non di impressioni.
4
Trattativa o conciliazione
Molte vertenze si chiudono in sede protetta, con un accordo che vale come titolo e chiude ogni pendenza. Quando è la soluzione migliore, lo diciamo.
5
Ricorso al giudice del lavoro
Se l’accordo non c’è, si va davanti al tribunale in funzione di giudice del lavoro, nel termine dei centottanta giorni.
Se sei il lavoratore
Non firmare nulla in fretta: certe quietanze chiudono ogni pretesa
Conserva PEC, mail e messaggi: spesso sono la prova migliore
Impugna nei sessanta giorni anche se stai ancora decidendo
Se sei il datore
La procedura disciplinare va rispettata alla lettera: i vizi di forma costano quanto il merito
Il giustificato motivo oggettivo va documentato prima, non ricostruito dopo
Valuta la conciliazione: il costo certo batte spesso l’alea del giudizio
Attenzione ai termini e alle comunicazioni obbligatorie
Approfondimenti dal blog dello Studio
Domande frequenti sul licenziamento
Sessanta giorni dalla comunicazione per l’impugnazione stragiudiziale — basta una lettera o una PEC — e poi centottanta giorni per depositare il ricorso o chiedere la conciliazione. Sono termini di decadenza: superati, il licenziamento diventa inattaccabile anche se era illegittimo.
Dipende dal vizio accertato, dalla data di assunzione e dalle dimensioni del datore di lavoro: in alcuni casi la reintegrazione nel posto, in altri un’indennità economica. È la prima cosa che va detta con onestà, perché cambia completamente la convenienza di fare causa.
Rispondi per iscritto nei termini previsti dal contratto e dallo Statuto dei lavoratori, e fallo con attenzione: le giustificazioni scritte in quella fase restano agli atti e pesano poi in giudizio. È il momento in cui un’assistenza legale costa poco e vale molto.
No. Le dimissioni per giusta causa — per esempio per mancato pagamento della retribuzione o per condotte vessatorie — danno diritto all’indennità di mancato preavviso e, ricorrendone i presupposti, alla NASpI. Le dimissioni vanno comunque rassegnate in via telematica: quelle a voce non valgono.
Sì: inquadramento non corretto, straordinari non pagati, mansioni superiori, TFR e ferie non godute. Queste voci si prescrivono, quindi vanno quantificate e richieste per tempo, voce per voce e con il conteggio esplicito.
Il preventivo si fa a vista dei documenti, sui parametri del d.m. 55/2014, ed è concordato prima di iniziare. Chi ha redditi bassi può valutare il patrocinio a spese dello Stato: la verifica dei requisiti è spiegata nella pagina dedicata.
Fai valutare la tua posizione
Che cosa è successo?
Indica la data della lettera, il motivo indicato dal datore e da quanto durava il rapporto. Ti rispondiamo dicendo quali termini corrono e che cosa si può ottenere. Il primo esame non ha costi e non impegna.