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Un’eredità non è solo un patrimonio: è una sequenza di scelte a termine

Alla morte di una persona si apre una fase in cui quasi tutto ha una scadenza: accettare o rinunciare, fare l’inventario, presentare la dichiarazione di successione, contestare un testamento, chiedere la propria quota. Chi aspetta di avere le idee chiare spesso scopre che nel frattempo una scelta è stata fatta al posto suo — perché certi comportamenti valgono come accettazione, e certi termini si consumano in silenzio.

Lo Studio Legale MP di Verona assiste eredi e legittimari nella gestione della successione: dalla ricostruzione dell’asse ereditario alla divisione, giudiziale quando serve.

3 mesi
per l’inventario, per chi è nel possesso dei beni
10 anni
per l’azione di riduzione, dall’apertura della successione
12 mesi
per la dichiarazione di successione
Mediazione
obbligatoria prima della causa di divisione
 

Le quattro decisioni che contano

Accettare, e come
L’accettazione può essere pura e semplice oppure con beneficio d’inventario, che limita la responsabilità per i debiti a quanto si riceve. La seconda ha una procedura precisa e termini rigidi: è la scelta giusta ogni volta che il passivo non è certo.
Rinunciare
Si fa davanti a un notaio o al cancelliere. La rinuncia fa subentrare i discendenti: se l’eredità è carica di debiti vanno gestite anche le loro posizioni, minori compresi, altrimenti il problema si sposta di una generazione.
Far valere la legittima
Coniuge, figli e ascendenti hanno una quota che il testamento non può sottrarre. L’azione di riduzione la recupera, e può colpire anche le donazioni fatte in vita quando hanno svuotato l’asse.
Uscire dalla comunione
Nessun erede è obbligato a restare in comproprietà. Si tenta l’accordo, poi la divisione giudiziale con eventuale vendita dei beni non comodamente divisibili.
 

Come lavoriamo su una successione

1
Ricostruzione dell’asse
Immobili e visure, conti e depositi, partecipazioni, polizze, debiti e garanzie, donazioni fatte in vita. Senza un quadro completo ogni decisione è una scommessa.
2
Verifica dei termini
Posizione di ciascun chiamato, possesso dei beni, date di apertura e di eventuali atti già compiuti. Da qui esce il calendario delle cose da fare subito.
3
Scelta e formalizzazione
Accettazione semplice o beneficiata, rinuncia, eventuale nomina di curatore dell’eredità giacente. Ogni atto viene predisposto e seguito nella sua forma propria.
4
Trattativa fra eredi
La maggior parte delle successioni si chiude con un accordo di divisione scritto. È la via più rapida e quella che preserva i rapporti familiari, quando sono recuperabili.
5
Contenzioso
Quando l’accordo non c’è: mediazione obbligatoria, poi divisione giudiziale, azione di riduzione o impugnazione del testamento.

Il testamento si può contestare, ma non perché scontenta: servono ragioni precise — vizi di forma dell’olografo, incapacità del testatore al momento della redazione, violenza o captazione, lesione della quota di legittima. Nel primo colloquio si dice con franchezza se la contestazione ha basi o se si sta guardando solo un’ingiustizia percepita.

Approfondimenti dal blog dello Studio

 

Domande frequenti su successioni ed eredità

È la scelta obbligata quando non si sa se l’eredità sia in attivo: separa il patrimonio del defunto da quello dell’erede, che così non risponde dei debiti oltre quanto ricevuto. Ha però tempi stretti, soprattutto per chi è già nel possesso dei beni: sbagliare la sequenza equivale ad accettare puramente e semplicemente.

Sì. La rinuncia si fa con dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale. Attenzione a due cose: chi è nel possesso dei beni ha termini più brevi, e la rinuncia fa subentrare i discendenti, che a loro volta devono rinunciare. Le rinunce a catena dimenticate sono uno degli errori più frequenti.

Se sei un legittimario — coniuge, figlio o, in mancanza di figli, ascendente — la legge ti riserva una quota che il testamento non può togliere. Lo strumento è l’azione di riduzione, che serve anche a colpire le donazioni fatte in vita quando hanno eroso la quota di riserva.

No. Nessuno è tenuto a restare in comunione: si può chiedere la divisione giudiziale. Prima però la legge impone il tentativo di mediazione, che in materia di successioni è condizione di procedibilità, e che spesso porta a un accordo meno costoso della causa.

Sì, ma i coeredi hanno diritto di prelazione: vanno avvisati, e se la vendita avviene senza avviso possono riscattare la quota dall’acquirente. È una regola che vale la pena conoscere prima di firmare, non dopo.

Dipendono dalla posizione: chi è nel possesso dei beni ha termini brevi per inventario e accettazione; l’azione di riduzione si prescrive in dieci anni dall’apertura della successione; la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate si presenta entro dodici mesi. Il primo lavoro di una pratica successoria è mettere in fila queste date.

 

Parliamo della tua successione

Qual è la tua posizione?
Indica quando si è aperta la successione, chi sono gli altri eredi, se c’è un testamento e se sei già nel possesso di beni. Ti rispondiamo con le scelte possibili e i termini che corrono. Il primo esame non ha costi e non impegna.

SUCCESSIONI ED EREDITÀ

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