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Fideiussore sovraindebitato: quando può ottenere l’esdebitazione - Studio Legale MP - Verona

Firmare una fideiussione viene spesso percepito come un gesto formale: una garanzia richiesta dalla banca per concedere un finanziamento a un familiare, a una società o a un’attività imprenditoriale.

Il problema emerge quando il debitore principale smette di pagare. In quel momento il creditore può rivolgersi al fideiussore e chiedergli di adempiere all’obbligazione garantita, nei limiti previsti dal contratto.

Il garante può così ritrovarsi esposto per somme molto elevate, anche se non ha ricevuto direttamente il finanziamento e non ha tratto alcun beneficio economico dall’operazione. Se il suo reddito e il suo patrimonio non sono sufficienti a sostenere il debito, può verificarsi una vera e propria situazione di sovraindebitamento.

Essere fideiussore, tuttavia, non impedisce di accedere agli strumenti previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. In presenza dei relativi requisiti, anche il garante può chiedere la ristrutturazione dei propri debiti, accedere alla liquidazione controllata oppure ottenere l’esdebitazione.

La soluzione non è però automatica. Occorre comprendere da dove deriva la garanzia, quale procedura sia applicabile e se il fideiussore possa essere qualificato come consumatore.

Che cosa succede quando il debitore principale non paga

Con la fideiussione, una persona garantisce l’adempimento di un’obbligazione altrui. Il fideiussore assume quindi un impegno personale verso il creditore e risponde, in linea generale, con il proprio patrimonio.

Se il debitore principale non rispetta le scadenze, il creditore può chiedere il pagamento al garante secondo quanto previsto dalla legge e dal contratto.

Nella pratica, il fideiussore può essere chiamato a rispondere per:

  • il capitale residuo;
  • gli interessi;
  • le spese contrattualmente previste;
  • gli eventuali costi delle azioni di recupero;
  • gli importi rientranti nei limiti della garanzia sottoscritta.

La situazione può diventare particolarmente grave quando la fideiussione è stata prestata a garanzia di finanziamenti aziendali, aperture di credito, mutui o esposizioni bancarie di lunga durata.

Il fideiussore potrebbe possedere soltanto uno stipendio, una pensione o un immobile adibito ad abitazione principale. L’escussione della garanzia può quindi alterare in modo irreversibile un equilibrio economico fino a quel momento sostenibile.

Quando il fideiussore è sovraindebitato

Non è sufficiente avere difficoltà temporanee nel pagamento di una rata. Si parla di sovraindebitamento quando il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni con il reddito e il patrimonio disponibili.

La valutazione deve riguardare la situazione economica complessiva del fideiussore. Il debito derivante dalla garanzia deve quindi essere considerato insieme agli altri impegni eventualmente esistenti, come:

  • mutui e prestiti personali;
  • debiti fiscali;
  • cessioni del quinto;
  • finanziamenti al consumo;
  • pignoramenti già avviati;
  • debiti condominiali;
  • obblighi verso altri creditori.

Anche una garanzia non ancora escussa può assumere rilievo nella ricostruzione della situazione debitoria, soprattutto quando il debitore principale è già insolvente e la richiesta di pagamento appare concreta o imminente.

Il punto non è soltanto stabilire quanto il fideiussore debba pagare, ma verificare se possa realisticamente farlo senza compromettere in modo stabile il proprio sostentamento e quello della famiglia.

Il fideiussore può essere considerato un consumatore?

Uno degli aspetti più delicati riguarda la qualificazione del fideiussore come consumatore.

La risposta non dipende soltanto dal fatto che la persona non sia formalmente un imprenditore. Occorre esaminare la funzione concreta della garanzia e il collegamento esistente tra il fideiussore e l’attività per la quale il debito è stato assunto.

Può essere più facilmente qualificato come consumatore chi ha sottoscritto la fideiussione per ragioni personali o familiari, senza avere un ruolo professionale o imprenditoriale nell’operazione garantita.

È il caso, per esempio, del familiare che garantisce il finanziamento concesso a un parente o a un’impresa alla quale non partecipa e dalla quale non riceve vantaggi economici.

La valutazione diventa più complessa quando il fideiussore è:

  • socio della società finanziata;
  • amministratore dell’impresa;
  • titolare effettivo dell’attività;
  • direttamente coinvolto nella gestione aziendale;
  • economicamente interessato al finanziamento.

In queste ipotesi, la garanzia può essere considerata collegata all’attività imprenditoriale o professionale del garante.

La qualificazione deve quindi essere compiuta caso per caso. Non basta leggere il nome del debitore principale o verificare che il contratto sia stato stipulato con una società. È necessario comprendere quale fosse il ruolo effettivo del fideiussore nell’operazione.

Perché la qualifica di consumatore è importante

La distinzione incide sulla procedura utilizzabile.

Il consumatore sovraindebitato può valutare l’accesso alla ristrutturazione dei debiti del consumatore, attraverso un piano sottoposto al giudice.

Chi invece ha contratto il debito nell’ambito di un’attività imprenditoriale o professionale può dover ricorrere ad altri strumenti, come il concordato minore o la liquidazione controllata, in presenza dei rispettivi presupposti.

La qualifica di consumatore non deve essere data per scontata neppure quando il fideiussore è una persona fisica. La relazione dell’Organismo di composizione della crisi e la documentazione allegata devono ricostruire:

  • la causa della fideiussione;
  • il rapporto con il debitore principale;
  • l’eventuale partecipazione alla società;
  • il ruolo ricoperto nell’impresa;
  • il vantaggio economico eventualmente ottenuto;
  • le ragioni per le quali la garanzia è stata sottoscritta.

Una rappresentazione incompleta può condurre alla scelta di una procedura non adatta o all’insorgere di contestazioni durante il procedimento.

L’esdebitazione del debitore principale libera anche il fideiussore?

No. È uno degli equivoci più frequenti.

L’esdebitazione ottenuta dal debitore principale rende inesigibili nei suoi confronti i debiti rimasti insoddisfatti, ma non elimina automaticamente il diritto del creditore di rivolgersi al fideiussore.

La posizione del garante rimane autonoma.

Questo significa che, anche quando il debitore principale accede a una procedura di sovraindebitamento, conclude una liquidazione controllata o ottiene l’esdebitazione, il creditore può continuare a chiedere il pagamento al fideiussore.

La regola tutela il valore della garanzia: la fideiussione serve proprio a offrire al creditore un soggetto ulteriore sul quale rivalersi quando il debitore principale non adempie.

Per liberarsi dai debiti derivanti dalla garanzia, il fideiussore deve quindi valutare una propria procedura di regolazione della crisi.

Il fideiussore può ottenere una propria esdebitazione?

Sì, in presenza dei requisiti previsti dalla legge.

Il fideiussore non viene liberato perché il debitore principale ha ottenuto l’esdebitazione, ma può conseguire un effetto liberatorio attraverso una procedura che lo riguardi direttamente.

L’esdebitazione comporta l’inesigibilità, nei confronti del debitore interessato dalla procedura, dei crediti rimasti insoddisfatti.

Nel caso del fideiussore, può quindi riguardare anche il debito nato dall’escussione della garanzia, purché esso rientri nella procedura e non appartenga alle categorie escluse dalla legge.

La presenza di una fideiussione non costituisce, di per sé, un ostacolo all’esdebitazione. Devono però essere valutati:

  • la natura del debito;
  • la procedura scelta;
  • la condotta del fideiussore;
  • la completezza delle informazioni fornite;
  • le eventuali cause ostative;
  • il momento in cui l’obbligazione è sorta;
  • l’eventuale escussione della garanzia.

L’esdebitazione non cancella materialmente il debito, ma impedisce ai creditori interessati di pretenderne ulteriormente il pagamento nei confronti del soggetto liberato.

La liquidazione controllata del fideiussore

Quando non è possibile proporre un piano sostenibile, il fideiussore sovraindebitato può valutare l’accesso alla liquidazione controllata.

La procedura comporta la messa a disposizione dei beni e delle utilità comprese nella liquidazione, nel rispetto dei limiti stabiliti dalla legge.

La liquidazione controllata non deve essere considerata soltanto come una perdita del patrimonio. Il suo scopo è anche quello di regolare in modo ordinato l’insolvenza e consentire, al ricorrere delle condizioni richieste, la successiva liberazione dai debiti rimasti insoddisfatti.

Il fideiussore deve rappresentare in modo completo:

  • tutti i rapporti bancari;
  • i beni mobili e immobili;
  • i redditi percepiti;
  • gli atti di disposizione compiuti;
  • le garanzie sottoscritte;
  • le azioni esecutive in corso;
  • i rapporti economici con il debitore principale.

La trasparenza è decisiva. L’omissione di un bene, di un credito o di un rapporto rilevante può compromettere il percorso verso l’esdebitazione.

Quando l’esdebitazione può essere negata

L’effetto liberatorio non è concesso senza una verifica della condotta del debitore.

Possono assumere rilievo negativo comportamenti come:

  • la sottrazione o l’occultamento di beni;
  • la falsa rappresentazione delle passività;
  • la mancata collaborazione con gli organi della procedura;
  • l’aggravamento doloso della situazione debitoria;
  • la violazione degli obblighi informativi;
  • la produzione di documentazione incompleta o non veritiera;
  • precedenti esdebitazioni ottenute oltre i limiti consentiti;
  • determinate condanne penali previste dalla legge.

Nel caso del fideiussore, il giudice può inoltre dover valutare le circostanze nelle quali la garanzia è stata prestata.

La semplice sottoscrizione di una fideiussione rischiosa non impedisce automaticamente l’accesso alla procedura. È però necessario spiegare perché la garanzia sia stata concessa e quale fosse, al momento della firma, la situazione economica del debitore principale e del garante.

Diverso è il caso in cui emergano condotte fraudolente, operazioni simulate o garanzie utilizzate per pregiudicare consapevolmente i creditori.

La fideiussione deve essere già stata escussa?

Non sempre è necessario attendere che il creditore abbia già ottenuto un decreto ingiuntivo o avviato un pignoramento.

La posizione del fideiussore può essere considerata nella ricostruzione del passivo anche quando l’obbligazione è condizionata all’inadempimento del debitore principale, purché il rischio sia concreto e adeguatamente documentato.

Occorre però distinguere tra:

  • una garanzia puramente teorica, relativa a un rapporto ancora regolarmente adempiuto;
  • una garanzia destinata con elevata probabilità a essere escussa;
  • una richiesta di pagamento già ricevuta;
  • un credito già accertato giudizialmente;
  • un’esecuzione già iniziata contro il fideiussore.

La fase nella quale si trova il rapporto influenza il modo in cui il debito deve essere rappresentato nella domanda e nella relazione dell’OCC.

Aspettare l’avvio dell’esecuzione può rendere più difficile la gestione della crisi. Agire troppo presto, senza elementi concreti sull’insolvenza del debitore principale, può invece rendere incerta la quantificazione del passivo.

Quali documenti deve raccogliere il fideiussore

La documentazione è essenziale per ricostruire l’origine, l’importo e l’esigibilità del debito.

In particolare, possono essere necessari:

  • il contratto di fideiussione;
  • il contratto di finanziamento garantito;
  • gli estratti conto;
  • le comunicazioni della banca;
  • la richiesta di pagamento rivolta al garante;
  • i decreti ingiuntivi eventualmente notificati;
  • gli atti di precetto e pignoramento;
  • la documentazione relativa al debitore principale;
  • i bilanci della società finanziata;
  • gli atti che dimostrano il ruolo del fideiussore nell’impresa;
  • le dichiarazioni dei redditi;
  • l’elenco completo dei beni e dei debiti;
  • la documentazione delle spese familiari.

Il contratto di fideiussione deve essere esaminato anche per verificare l’importo massimo garantito, la durata, le condizioni di escussione e l’eventuale presenza di clausole contestabili.

La procedura di sovraindebitamento e le eventuali contestazioni sulla validità o sull’ammontare della garanzia sono profili distinti, ma possono incidere reciprocamente sulla quantificazione del passivo.

Il debito del fideiussore può essere contestato?

L’accesso a una procedura di sovraindebitamento non significa che ogni importo richiesto dal creditore debba essere accettato senza verifica.

Prima di formulare una proposta o ricostruire il passivo, è necessario controllare:

  • se la fideiussione sia valida;
  • se il creditore abbia rispettato le condizioni contrattuali;
  • se la garanzia sia ancora efficace;
  • se l’importo richiesto rientri nel limite massimo;
  • se siano maturate decadenze o prescrizioni;
  • se il credito principale sia correttamente quantificato;
  • se esistano clausole nulle o contestabili.

Non tutte le contestazioni conducono all’eliminazione della garanzia. Una verifica preliminare evita però di costruire la procedura su un debito indicato dal creditore in misura superiore a quella effettivamente dovuta.

Cosa succede al diritto di regresso verso il debitore principale

Quando paga il creditore, il fideiussore può acquisire un diritto di regresso nei confronti del debitore principale.

Nella pratica, però, questo diritto può avere un valore molto ridotto se il debitore principale è insolvente, ha già avviato una procedura concorsuale o ha ottenuto l’esdebitazione.

Il possibile credito di regresso deve comunque essere indicato nella ricostruzione patrimoniale del fideiussore, anche quando le concrete possibilità di recupero appaiono limitate.

L’eventuale esdebitazione del debitore principale può rendere inesigibile anche la pretesa di regresso nei suoi confronti, secondo gli effetti della procedura che lo ha riguardato.

Per questo è necessario coordinare le posizioni dei due soggetti senza confonderle: il debitore principale e il fideiussore restano titolari di situazioni giuridiche autonome.

Qual è la procedura più adatta al fideiussore?

Non esiste una soluzione valida per tutti.

La ristrutturazione dei debiti del consumatore può essere valutata quando il fideiussore possiede la relativa qualifica e dispone di un reddito che consenta di formulare un piano sostenibile.

Il concordato minore può essere rilevante quando il debito presenta un collegamento con un’attività imprenditoriale o professionale e ricorrono i presupposti previsti dalla legge.

La liquidazione controllata può invece rappresentare la strada percorribile quando il patrimonio e il reddito non consentono di proporre un piano realistico.

Per il debitore persona fisica meritevole che non sia in grado di offrire alcuna utilità ai creditori può essere valutata, nei casi previsti, anche l’esdebitazione dell’incapiente.

La scelta deve essere effettuata dopo avere ricostruito:

  • l’origine della fideiussione;
  • la qualifica del garante;
  • l’entità del debito;
  • la composizione del patrimonio;
  • la stabilità del reddito;
  • le esigenze del nucleo familiare;
  • la presenza di altri debiti;
  • la concreta possibilità di offrire pagamenti ai creditori.

Gli errori da evitare

Il primo errore è aspettare che il creditore abbia già aggredito tutti i beni disponibili. La procedura può essere valutata anche prima che l’esecuzione produca conseguenze irreversibili.

Il secondo è ritenere che la procedura del debitore principale protegga automaticamente il garante. L’esdebitazione del primo non si estende al secondo.

Il terzo è qualificarsi come consumatore senza esaminare il collegamento tra la fideiussione e l’attività finanziata.

Il quarto è omettere garanzie non ancora escusse, ritenendo che non costituiscano ancora un debito rilevante.

Il quinto è accettare senza verifica l’importo indicato dalla banca o dal creditore.

Il sesto è trasferire beni o compiere operazioni anomale prima della domanda. Tali condotte possono compromettere l’accesso ai benefici della procedura e ostacolare l’esdebitazione.

Quando conviene agire

Il momento migliore per affrontare il sovraindebitamento non coincide necessariamente con la notifica del primo pignoramento.

Può essere opportuno valutare la situazione quando:

  • il debitore principale ha interrotto i pagamenti;
  • la banca ha inviato una richiesta al fideiussore;
  • la società garantita è entrata in crisi;
  • è stato revocato un affidamento;
  • sono iniziate azioni giudiziarie;
  • il garante non riesce più a sostenere gli altri debiti;
  • il patrimonio personale rischia di essere aggredito;
  • la garanzia compromette stabilmente l’equilibrio familiare.

Una valutazione tempestiva consente di verificare la garanzia, raccogliere la documentazione e scegliere la procedura più coerente prima che la situazione diventi incontrollabile.

Il fideiussore sovraindebitato non è privo di tutela

La fideiussione attribuisce al creditore una garanzia ulteriore, ma non condanna necessariamente il garante a rimanere esposto per tutta la vita.

Il Codice della crisi consente anche al fideiussore di affrontare una situazione debitoria non più sostenibile e, quando ne ricorrono i presupposti, di ottenere l’esdebitazione.

È però essenziale distinguere la posizione del garante da quella del debitore principale. La liberazione ottenuta da quest’ultimo non si estende automaticamente al fideiussore.

Il garante deve costruire un proprio percorso, fondato sulla corretta qualificazione del debito, sulla scelta della procedura adeguata e sulla completa ricostruzione della propria situazione economica.

L’esdebitazione non dipende quindi soltanto dall’entità del debito. Dipende anche dalla trasparenza della condotta, dalla qualità della documentazione e dalla capacità di rappresentare correttamente l’origine e gli effetti della fideiussione.

Domande frequenti sul fideiussore sovraindebitato

Il fideiussore può accedere alle procedure di sovraindebitamento?

Sì. Se non è più in grado di adempiere regolarmente ai propri debiti, può valutare gli strumenti previsti dal Codice della crisi, scegliendo la procedura in base alla propria qualifica e alla propria situazione economica.

L’esdebitazione del debitore principale libera il fideiussore?

No. Il creditore conserva, in linea generale, i propri diritti nei confronti del fideiussore. Il garante deve ottenere una propria esdebitazione attraverso una procedura che lo riguardi direttamente.

Un fideiussore è sempre considerato consumatore?

No. Occorre verificare il collegamento tra la garanzia e l’attività finanziata. Il ruolo del garante nella società o nell’impresa può incidere sulla sua qualificazione.

La fideiussione deve essere già stata escussa?

Non necessariamente. Anche una garanzia non ancora escussa può essere rilevante quando il rischio di pagamento è concreto. Deve però essere rappresentata e quantificata correttamente.

Il debito derivante dalla fideiussione può essere esdebitato?

In linea generale sì, se rientra nella procedura del garante e non appartiene alle categorie escluse dalla legge. L’esito dipende dalla procedura utilizzata e dalla sussistenza delle condizioni richieste.

Il fideiussore rischia di perdere la casa?

L’eventuale liquidazione o aggressione dell’immobile dipende dalla procedura, dalla presenza di ipoteche, dal valore del bene e dalla situazione complessiva. L’abitazione principale non è automaticamente esclusa dalla liquidazione.

Il fideiussore può contestare l’importo richiesto dalla banca?

Sì. La validità della garanzia e la corretta quantificazione del credito devono essere verificate. L’accesso alla procedura non impedisce di contestare somme non dovute.

Che cosa succede se il fideiussore ha garantito la società di cui è socio?

La partecipazione alla società può incidere sulla qualifica di consumatore. Devono essere valutati il ruolo effettivo, il collegamento con l’attività e il vantaggio economico derivante dal finanziamento.

La liquidazione controllata porta automaticamente all’esdebitazione?

L’effetto liberatorio è subordinato alle condizioni stabilite dalla legge e alla verifica della condotta del debitore. La collaborazione e la completa trasparenza patrimoniale sono essenziali.

È possibile presentare una procedura insieme al debitore principale?

Le posizioni devono restare distinte, anche quando i debiti hanno origine comune. In presenza dei requisiti previsti dal Codice possono essere valutate forme di coordinamento o procedure familiari, senza confondere le masse attive e passive.

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Autore: Redazione - Staff Studio Legale MP


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