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Esecuzione forzata · lettura 9 minuti

Quando arriva un pignoramento, la prima domanda è quanto ti possono togliere. La legge fissa limiti precisi: sullo stipendio di regola un quinto; sulla pensione resta sempre libera una soglia che nel 2026 è di 1.092,48 euro al mese; sulle somme di stipendio o pensione già accreditate sul conto corrente prima del pignoramento è protetto il triplo dell'assegno sociale, cioè 1.638,72 euro (art. 545 c.p.c.).

Il pignoramento eseguito oltre questi limiti è parzialmente inefficace e il giudice lo rileva anche d'ufficio. Per contestare il diritto del creditore o i vizi degli atti ci sono l'opposizione all'esecuzione e l'opposizione agli atti esecutivi, quest'ultima entro 20 giorni. Puoi inviarci l'atto di pignoramento e gli estratti conto per un primo esame gratuito del caso.

Avv. Marco Panato · Foro di Verona (n. 3130) · risposta di norma entro un giorno lavorativo
1/5 dello stipendioÈ la quota pignorabile per ogni credito ordinario; se concorrono crediti di natura diversa non si supera la metà (art. 545, c. 4 e 5, c.p.c.).
1.092,48 euro di pensione liberiLa pensione è impignorabile fino al doppio dell'assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro: nel 2026 1.092,48 euro (art. 545, c. 7, c.p.c.).
1.638,72 euro protetti sul contoStipendi e pensioni accreditati prima del pignoramento sono pignorabili solo oltre il triplo dell'assegno sociale (art. 545, c. 8, c.p.c.).
20 giorni per l'opposizione agli attiVizi del precetto, delle notifiche o dei singoli atti si contestano entro 20 giorni (art. 617 c.p.c.).
Cosa fare adesso
  1. Annota la data in cui hai ricevuto l'atto di pignoramento e la data dell'udienza indicata.
  2. Scarica gli estratti conto degli ultimi mesi e le buste paga o il cedolino della pensione: servono a provare da dove vengono le somme.
  3. Scrivi allo Studio per il primo esame gratuito del caso: verifichiamo i limiti applicati e i termini per opporsi.
In questa pagina
    Aggiornato al 10/10/2026

    Quanto può essere pignorato: il calcolatore

    Scegli il tipo di reddito e il creditore, inserisci l'importo netto mensile e, se c'è, la somma già presente sul conto il giorno del pignoramento: il calcolatore applica i limiti di legge in vigore nel 2026.
    Strumento gratuitoNessuna registrazione. I dati restano nel tuo browser: arrivano allo Studio solo se scegli di inviarli con il modulo.
    Valori 2026: assegno sociale 546,24 euro al mese (INPS, circolare n. 153/2025); parte di pensione impignorabile 1.092,48 euro; parte protetta delle somme già accreditate sul conto 1.638,72 euro (triplo dell’assegno sociale). Il calcolo è una stima sui limiti di legge (artt. 545 e 546 c.p.c.; art. 72-ter d.P.R. 602/1973): non considera crediti alimentari, concorso di più pignoramenti o cessioni del quinto già in corso, che cambiano i limiti.
    Novità e date da ricordare
    19/12/2025Con la circolare n. 153 l'INPS fissa l'assegno sociale 2026 a 546,24 euro al mese: dal 1° gennaio 2026 la pensione è impignorabile fino a 1.092,48 euro e sul conto sono protetti 1.638,72 euro di stipendi e pensioni accreditati prima del pignoramento.
    03/04/2023Con la circolare n. 38 l'INPS dà istruzioni per applicare ai pignoramenti presso terzi la nuova soglia di impignorabilità delle pensioni: il doppio dell'assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro.
    22/09/2022Entra in vigore l'art. 21-bis del d.l. 115/2022, introdotto dalla legge di conversione n. 142/2022: la parte impignorabile della pensione passa dalla misura dell'assegno sociale aumentata della metà al doppio dell'assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro.

    Stipendio: un quinto, e mai oltre la metà

    Stipendio, salario e altre somme dovute per il rapporto di lavoro, comprese quelle dovute per il licenziamento, sono pignorabili nella misura di un quinto per ogni credito ordinario e per i tributi dovuti a Stato, Province e Comuni (art. 545, c. 4, c.p.c.). Se concorrono crediti di natura diversa, il pignoramento complessivo non può superare la metà (c. 5). Per i crediti alimentari, come l'assegno di mantenimento, la quota la stabilisce il presidente del tribunale o un giudice delegato (c. 3).

    Il pignoramento si notifica al datore di lavoro, che accantona la quota e la versa al creditore dopo l'ordinanza di assegnazione del giudice. Se procede l'Agenzia delle Entrate-Riscossione le quote sono più basse: un decimo fino a 2.500 euro, un settimo tra 2.500 e 5.000 euro, un quinto oltre (art. 72-ter d.P.R. 602/1973). In questo caso l'atto può contenere l'ordine al datore di lavoro di pagare direttamente l'Agente della riscossione (art. 72-bis).

    Pensione: la parte che resta sempre libera

    Pensioni e assegni che le sostituiscono non possono essere pignorati fino al doppio della misura massima mensile dell'assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro (art. 545, c. 7, c.p.c.). Con l'assegno sociale 2026 fissato a 546,24 euro al mese (circolare INPS n. 153/2025) la soglia è di 1.092,48 euro.

    Sulla parte che supera la soglia valgono gli stessi limiti dello stipendio: un quinto per i crediti ordinari, fino alla metà in caso di concorso. Su una pensione netta di 1.400 euro, ad esempio, l'eccedenza è di 307,52 euro e la quota pignorabile è di 61,50 euro al mese. Una pensione netta inferiore alla soglia non è pignorabile da creditori ordinari.

    Queste regole non riguardano le trattenute che l'INPS opera direttamente sulla pensione per recuperare prestazioni indebitamente percepite, che seguono una disciplina propria.

    Caso ipotetico, a scopo illustrativo
    Un esempio

    Una pensionata di Verona riceve un pignoramento presso terzi per un debito di 5.000 euro verso una finanziaria, notificato anche alla banca e all'INPS. La sua pensione netta è di 1.400 euro al mese e il giorno della notifica sul conto ci sono 2.500 euro, tutti provenienti da accrediti della pensione.

    Sul conto la parte protetta è di 1.638,72 euro: può essere vincolata solo la differenza di 861,28 euro. Sulla pensione la soglia libera è di 1.092,48 euro e l'INPS può accantonare un quinto dell'eccedenza, cioè 61,50 euro al mese. Se la banca blocca l'intero saldo, si segnala al giudice dell'esecuzione l'inefficacia parziale del pignoramento, allegando gli estratti conto che provano l'origine delle somme. Resta poi da valutare se il credito sia contestabile o se convenga una conversione o un accordo con il creditore.

    Conto corrente pignorato: cosa resta disponibile

    Il pignoramento del conto si notifica alla banca, che da quel momento custodisce le somme fino all'importo del credito aumentato di 1.000 euro per i crediti fino a 1.100 euro, di 1.600 euro per i crediti fino a 3.200 euro e della metà per quelli superiori (art. 546, c. 1, c.p.c.). Ciò che supera questo vincolo resta disponibile.

    Se sul conto arrivano stipendio o pensione, la legge distingue (art. 545, c. 8, e art. 546, c. 2, c.p.c.):

    • somme accreditate prima del pignoramento: sono pignorabili solo per la parte che supera il triplo dell'assegno sociale, nel 2026 1.638,72 euro; su questa parte protetta gli obblighi della banca non operano;
    • accrediti dal giorno del pignoramento in poi: sono pignorabili nei limiti dello stipendio o della pensione, quindi di regola un quinto, o un quinto della parte di pensione che supera la soglia.

    La protezione vale per le somme che provengono da stipendio o pensione: per farla valere servono gli estratti conto che ne mostrano l'origine. I risparmi di altra provenienza non sono protetti. Se procede l'Agente della riscossione, l'ultimo stipendio accreditato non è soggetto al vincolo (art. 72-ter, c. 2-bis, d.P.R. 602/1973).

    Pignoramento presso terzi: come funziona

    Il pignoramento di conto, stipendio o pensione è un pignoramento presso terzi (art. 543 c.p.c.). L'atto è notificato a te e al terzo (banca, datore di lavoro, INPS) e contiene l'ordine al terzo di non disporre delle somme e la citazione a un'udienza davanti al giudice dell'esecuzione del luogo in cui risiedi: per chi vive in provincia di Verona è di regola il Tribunale di Verona. Il terzo deve comunicare al creditore entro 10 giorni che cosa deve al debitore.

    • Il creditore deve iscrivere a ruolo la procedura entro 30 giorni dalla consegna dell'atto notificato, a pena di inefficacia del pignoramento.
    • Entro l'udienza deve notificare al terzo l'avviso di iscrizione a ruolo: se non lo fa, il pignoramento è inefficace e gli obblighi del terzo cessano alla data dell'udienza.
    • All'udienza il giudice, se non ci sono contestazioni, assegna le somme al creditore con un'ordinanza: da quel momento il terzo paga direttamente il creditore.

    Il pignoramento è preceduto dal precetto, che intima di pagare in almeno 10 giorni e perde efficacia se l'esecuzione non inizia entro 90 giorni dalla notifica (artt. 480 e 481 c.p.c.).

    Opposizione all'esecuzione e agli atti esecutivi

    • Opposizione all'esecuzione (art. 615 c.p.c.): contesti il diritto del creditore di procedere, per esempio perché il debito è stato pagato dopo la formazione del titolo, o la pignorabilità dei beni. Prima dell'esecuzione si propone con citazione contro il precetto; dopo il pignoramento con ricorso al giudice dell'esecuzione. Il giudice può sospendere per gravi motivi. Non ha un termine fisso, ma diventa inammissibile dopo che è stata disposta la vendita o l'assegnazione, salvo fatti sopravvenuti o impedimento non imputabile.
    • Opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.): vizi formali del titolo o del precetto, vizi delle notifiche e dei singoli atti. Il termine è perentorio: 20 giorni dalla notifica del titolo o del precetto, dal primo atto di esecuzione o dal giorno in cui il singolo atto è stato compiuto.
    • Superamento dei limiti: il pignoramento oltre i limiti dell'art. 545 c.p.c. è parzialmente inefficace e il giudice lo rileva anche d'ufficio; conviene comunque segnalarlo con un'istanza documentata prima dell'udienza.

    Per queste opposizioni la mediazione non è richiesta (art. 5, c. 6, d.lgs. 28/2010). Se il titolo è un decreto ingiuntivo ancora opponibile, le contestazioni sul debito vanno fatte con l'opposizione al decreto. Un'opposizione proposta solo per prendere tempo espone a spese e, nei casi più gravi, alla condanna per lite temeraria (art. 96 c.p.c.).

    Conversione del pignoramento e cartelle esattoriali

    Prima che sia disposta la vendita o l'assegnazione puoi chiedere la conversione del pignoramento (art. 495 c.p.c.): sostituisci ai beni o ai crediti pignorati una somma pari a capitale, interessi e spese dovuti al creditore procedente e agli intervenuti, depositando con l'istanza almeno un sesto del credito. Per immobili e beni mobili il giudice può concedere rate mensili fino a 48 mesi. Se salti un versamento o ritardi una rata di oltre 30 giorni, le somme versate restano acquisite alla procedura. L'istanza si può presentare una sola volta.

    Con l'Agenzia delle Entrate-Riscossione valgono regole proprie anche sugli immobili: l'Agente non procede all'espropriazione dell'unico immobile di proprietà adibito ad abitazione in cui risiedi anagraficamente, se non è di lusso o accatastato in A/8 o A/9; per gli altri immobili serve un debito complessivo superiore a 120.000 euro, l'ipoteca iscritta e sei mesi di attesa dall'iscrizione (art. 76 d.P.R. 602/1973). Quando i debiti sono molti, le procedure da sovraindebitamento sono un'alternativa da valutare.

    Errori da evitare

    • Pensare che tutto il conto sia bloccato: la parte oltre il vincolo e la quota protetta di stipendio e pensione restano disponibili, e vanno chieste alla banca con l'atto alla mano.
    • Non conservare gli estratti conto: senza la prova che le somme vengono da stipendio o pensione la protezione è difficile da far valere.
    • Lasciar passare i 20 giorni per contestare vizi di notifica, del precetto o degli atti.
    • Ignorare l'udienza indicata nell'atto: è lì che il giudice assegna le somme al creditore.
    • Versare acconti senza un accordo scritto con il creditore procedente: i pagamenti informali non fermano l'esecuzione.
    • Opporsi solo per prendere tempo: un'opposizione infondata comporta spese e può portare a una condanna per lite temeraria.

    Come lavoriamo

    1Primo esame gratuitoCi invii l'atto di pignoramento, il precetto, gli estratti conto e le buste paga o il cedolino della pensione. Verifichiamo subito date e termini.
    2Verifica di limiti e titoloCalcoliamo che cosa è davvero pignorabile e controlliamo titolo, precetto, notifiche e iscrizione a ruolo della procedura.
    3Preventivo e incaricoSe c'è margine per intervenire ti inviamo un preventivo scritto gratuito; se decidi di procedere firmi l'incarico con il compenso concordato.
    4Istanza, opposizione o accordoDepositiamo l'istanza al giudice dell'esecuzione, proponiamo l'opposizione o la conversione, oppure trattiamo con il creditore un accordo scritto.
    Avv. Marco Panato nel suo studio a Verona
    Chi segue la tua praticaL’Avv. Marco Panato, iscritto all’Ordine degli Avvocati di Verona (n. 3130), segue personalmente ogni incarico. È dottore di ricerca in Diritto ed economia dell’impresa all’Università di Verona, mediatore civile e commerciale e iscritto nell’Elenco nazionale degli OIV; svolge incarichi di nomina del Tribunale di Verona. Il profilo completo

    Documenti da preparare

    • Atto di pignoramento e atto di precetto
    • Titolo esecutivo: decreto ingiuntivo, sentenza o cartella di pagamento
    • Estratti conto degli ultimi tre-sei mesi
    • Ultime buste paga o cedolino della pensione
    • Eventuale dichiarazione del terzo (banca, datore di lavoro, INPS)
    • Contratti di finanziamento o cessione del quinto in corso
    • Ricevute dei pagamenti già fatti al creditore

    Domande frequenti

    Le pensioni accreditate prima del pignoramento sono pignorabili solo per la parte che supera il triplo dell'assegno sociale, nel 2026 1.638,72 euro. Gli accrediti successivi sono pignorabili nei limiti della pensione: resta libera la soglia di 1.092,48 euro al mese e si può pignorare al massimo un quinto della parte che la supera (art. 545 c.p.c.).

    Puoi usare le somme che superano il vincolo, pari al credito aumentato della quota fissata dall'art. 546 c.p.c., e la parte protetta di stipendio e pensione già accreditati. Il resto resta bloccato fino alla decisione del giudice. Se la banca blocca più del dovuto, si chiede la riduzione al giudice dell'esecuzione con gli estratti conto.

    La pensione è impignorabile fino al doppio dell'assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro: con l'assegno sociale 2026 a 546,24 euro la soglia è di 1.092,48 euro al mese. Sulla parte che supera la soglia si può pignorare un quinto per i crediti ordinari. Per i crediti alimentari decide il giudice.

    Di regola un quinto dello stipendio netto per ogni credito, e non oltre la metà se concorrono crediti di natura diversa. Se procede l'Agenzia delle Entrate-Riscossione la quota è un decimo fino a 2.500 euro, un settimo fino a 5.000 euro e un quinto oltre. Per gli alimenti la quota la stabilisce il giudice.

    Se contesti il diritto del creditore di procedere o la pignorabilità dei beni, con l'opposizione all'esecuzione (art. 615 c.p.c.). Se contesti vizi formali del precetto, delle notifiche o degli atti, con l'opposizione agli atti esecutivi entro 20 giorni (art. 617 c.p.c.). Il superamento dei limiti di impignorabilità si segnala al giudice dell'esecuzione, che lo rileva anche d'ufficio.

    Con la conversione del pignoramento (art. 495 c.p.c.) depositi almeno un sesto del credito e, se sono pignorati immobili o beni mobili, il giudice può concedere rate mensili fino a 48 mesi. L'istanza va presentata prima che sia disposta la vendita o l'assegnazione, e una sola volta. In alternativa si può trattare un accordo scritto con il creditore.

    Non può procedere all'espropriazione dell'unico immobile di proprietà adibito ad abitazione in cui risiedi anagraficamente, se non è di lusso o accatastato in A/8 o A/9. Per gli altri immobili serve un debito complessivo superiore a 120.000 euro, con ipoteca iscritta da almeno sei mesi (art. 76 d.P.R. 602/1973).

    Il primo esame del caso e il preventivo non hanno costi: servono a capire se possiamo seguire la pratica, quale attività serve e quanto costa. Non comprendono un parere su chi ha ragione o su cosa fare. Per quello c’è la consulenza: un incontro con l’Avvocato, in studio o online, a pagamento, con il costo comunicato prima.

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    Fonti normative e ufficialiChi fornisce queste informazioni. Avv. Marco Panato, iscritto all’Ordine degli Avvocati di Verona (n. 3130), titolare dello Studio Legale MP, Corso Porta Nuova 7, 37122 Verona · P.IVA 04125590234 · PEC avv.marcopanato@pec.it. Pagina aggiornata al 10/10/2026: le informazioni sono di carattere generale e non sostituiscono l’esame del caso concreto; nessun risultato può essere assicurato in anticipo. Lo Studio può utilizzare strumenti di intelligenza artificiale solo a supporto dell’attività professionale, che resta dell’avvocato; al conferimento dell’incarico ricevi le informazioni previste dall’art. 13 della legge 132/2025.

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