Inserisci una parola chiave per iniziare la ricerca
Ricerca in corso...
Quando arriva un pignoramento, la prima domanda è quanto ti possono togliere. La legge fissa limiti precisi: sullo stipendio di regola un quinto; sulla pensione resta sempre libera una soglia che nel 2026 è di 1.092,48 euro al mese; sulle somme di stipendio o pensione già accreditate sul conto corrente prima del pignoramento è protetto il triplo dell'assegno sociale, cioè 1.638,72 euro (art. 545 c.p.c.).
Il pignoramento eseguito oltre questi limiti è parzialmente inefficace e il giudice lo rileva anche d'ufficio. Per contestare il diritto del creditore o i vizi degli atti ci sono l'opposizione all'esecuzione e l'opposizione agli atti esecutivi, quest'ultima entro 20 giorni. Puoi inviarci l'atto di pignoramento e gli estratti conto per un primo esame gratuito del caso.
Stipendio, salario e altre somme dovute per il rapporto di lavoro, comprese quelle dovute per il licenziamento, sono pignorabili nella misura di un quinto per ogni credito ordinario e per i tributi dovuti a Stato, Province e Comuni (art. 545, c. 4, c.p.c.). Se concorrono crediti di natura diversa, il pignoramento complessivo non può superare la metà (c. 5). Per i crediti alimentari, come l'assegno di mantenimento, la quota la stabilisce il presidente del tribunale o un giudice delegato (c. 3).
Il pignoramento si notifica al datore di lavoro, che accantona la quota e la versa al creditore dopo l'ordinanza di assegnazione del giudice. Se procede l'Agenzia delle Entrate-Riscossione le quote sono più basse: un decimo fino a 2.500 euro, un settimo tra 2.500 e 5.000 euro, un quinto oltre (art. 72-ter d.P.R. 602/1973). In questo caso l'atto può contenere l'ordine al datore di lavoro di pagare direttamente l'Agente della riscossione (art. 72-bis).
Pensioni e assegni che le sostituiscono non possono essere pignorati fino al doppio della misura massima mensile dell'assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro (art. 545, c. 7, c.p.c.). Con l'assegno sociale 2026 fissato a 546,24 euro al mese (circolare INPS n. 153/2025) la soglia è di 1.092,48 euro.
Sulla parte che supera la soglia valgono gli stessi limiti dello stipendio: un quinto per i crediti ordinari, fino alla metà in caso di concorso. Su una pensione netta di 1.400 euro, ad esempio, l'eccedenza è di 307,52 euro e la quota pignorabile è di 61,50 euro al mese. Una pensione netta inferiore alla soglia non è pignorabile da creditori ordinari.
Queste regole non riguardano le trattenute che l'INPS opera direttamente sulla pensione per recuperare prestazioni indebitamente percepite, che seguono una disciplina propria.
Una pensionata di Verona riceve un pignoramento presso terzi per un debito di 5.000 euro verso una finanziaria, notificato anche alla banca e all'INPS. La sua pensione netta è di 1.400 euro al mese e il giorno della notifica sul conto ci sono 2.500 euro, tutti provenienti da accrediti della pensione.
Sul conto la parte protetta è di 1.638,72 euro: può essere vincolata solo la differenza di 861,28 euro. Sulla pensione la soglia libera è di 1.092,48 euro e l'INPS può accantonare un quinto dell'eccedenza, cioè 61,50 euro al mese. Se la banca blocca l'intero saldo, si segnala al giudice dell'esecuzione l'inefficacia parziale del pignoramento, allegando gli estratti conto che provano l'origine delle somme. Resta poi da valutare se il credito sia contestabile o se convenga una conversione o un accordo con il creditore.
Il pignoramento del conto si notifica alla banca, che da quel momento custodisce le somme fino all'importo del credito aumentato di 1.000 euro per i crediti fino a 1.100 euro, di 1.600 euro per i crediti fino a 3.200 euro e della metà per quelli superiori (art. 546, c. 1, c.p.c.). Ciò che supera questo vincolo resta disponibile.
Se sul conto arrivano stipendio o pensione, la legge distingue (art. 545, c. 8, e art. 546, c. 2, c.p.c.):
La protezione vale per le somme che provengono da stipendio o pensione: per farla valere servono gli estratti conto che ne mostrano l'origine. I risparmi di altra provenienza non sono protetti. Se procede l'Agente della riscossione, l'ultimo stipendio accreditato non è soggetto al vincolo (art. 72-ter, c. 2-bis, d.P.R. 602/1973).
Il pignoramento di conto, stipendio o pensione è un pignoramento presso terzi (art. 543 c.p.c.). L'atto è notificato a te e al terzo (banca, datore di lavoro, INPS) e contiene l'ordine al terzo di non disporre delle somme e la citazione a un'udienza davanti al giudice dell'esecuzione del luogo in cui risiedi: per chi vive in provincia di Verona è di regola il Tribunale di Verona. Il terzo deve comunicare al creditore entro 10 giorni che cosa deve al debitore.
Il pignoramento è preceduto dal precetto, che intima di pagare in almeno 10 giorni e perde efficacia se l'esecuzione non inizia entro 90 giorni dalla notifica (artt. 480 e 481 c.p.c.).
Per queste opposizioni la mediazione non è richiesta (art. 5, c. 6, d.lgs. 28/2010). Se il titolo è un decreto ingiuntivo ancora opponibile, le contestazioni sul debito vanno fatte con l'opposizione al decreto. Un'opposizione proposta solo per prendere tempo espone a spese e, nei casi più gravi, alla condanna per lite temeraria (art. 96 c.p.c.).
Prima che sia disposta la vendita o l'assegnazione puoi chiedere la conversione del pignoramento (art. 495 c.p.c.): sostituisci ai beni o ai crediti pignorati una somma pari a capitale, interessi e spese dovuti al creditore procedente e agli intervenuti, depositando con l'istanza almeno un sesto del credito. Per immobili e beni mobili il giudice può concedere rate mensili fino a 48 mesi. Se salti un versamento o ritardi una rata di oltre 30 giorni, le somme versate restano acquisite alla procedura. L'istanza si può presentare una sola volta.
Con l'Agenzia delle Entrate-Riscossione valgono regole proprie anche sugli immobili: l'Agente non procede all'espropriazione dell'unico immobile di proprietà adibito ad abitazione in cui risiedi anagraficamente, se non è di lusso o accatastato in A/8 o A/9; per gli altri immobili serve un debito complessivo superiore a 120.000 euro, l'ipoteca iscritta e sei mesi di attesa dall'iscrizione (art. 76 d.P.R. 602/1973). Quando i debiti sono molti, le procedure da sovraindebitamento sono un'alternativa da valutare.

Le pensioni accreditate prima del pignoramento sono pignorabili solo per la parte che supera il triplo dell'assegno sociale, nel 2026 1.638,72 euro. Gli accrediti successivi sono pignorabili nei limiti della pensione: resta libera la soglia di 1.092,48 euro al mese e si può pignorare al massimo un quinto della parte che la supera (art. 545 c.p.c.).
Puoi usare le somme che superano il vincolo, pari al credito aumentato della quota fissata dall'art. 546 c.p.c., e la parte protetta di stipendio e pensione già accreditati. Il resto resta bloccato fino alla decisione del giudice. Se la banca blocca più del dovuto, si chiede la riduzione al giudice dell'esecuzione con gli estratti conto.
La pensione è impignorabile fino al doppio dell'assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro: con l'assegno sociale 2026 a 546,24 euro la soglia è di 1.092,48 euro al mese. Sulla parte che supera la soglia si può pignorare un quinto per i crediti ordinari. Per i crediti alimentari decide il giudice.
Di regola un quinto dello stipendio netto per ogni credito, e non oltre la metà se concorrono crediti di natura diversa. Se procede l'Agenzia delle Entrate-Riscossione la quota è un decimo fino a 2.500 euro, un settimo fino a 5.000 euro e un quinto oltre. Per gli alimenti la quota la stabilisce il giudice.
Se contesti il diritto del creditore di procedere o la pignorabilità dei beni, con l'opposizione all'esecuzione (art. 615 c.p.c.). Se contesti vizi formali del precetto, delle notifiche o degli atti, con l'opposizione agli atti esecutivi entro 20 giorni (art. 617 c.p.c.). Il superamento dei limiti di impignorabilità si segnala al giudice dell'esecuzione, che lo rileva anche d'ufficio.
Con la conversione del pignoramento (art. 495 c.p.c.) depositi almeno un sesto del credito e, se sono pignorati immobili o beni mobili, il giudice può concedere rate mensili fino a 48 mesi. L'istanza va presentata prima che sia disposta la vendita o l'assegnazione, e una sola volta. In alternativa si può trattare un accordo scritto con il creditore.
Non può procedere all'espropriazione dell'unico immobile di proprietà adibito ad abitazione in cui risiedi anagraficamente, se non è di lusso o accatastato in A/8 o A/9. Per gli altri immobili serve un debito complessivo superiore a 120.000 euro, con ipoteca iscritta da almeno sei mesi (art. 76 d.P.R. 602/1973).
Il primo esame del caso e il preventivo non hanno costi: servono a capire se possiamo seguire la pratica, quale attività serve e quanto costa. Non comprendono un parere su chi ha ragione o su cosa fare. Per quello c’è la consulenza: un incontro con l’Avvocato, in studio o online, a pagamento, con il costo comunicato prima.