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Nei prossimi trenta giorni, se lei e un fratello o un coniuge continuate ad usare separatamente i permessi della legge 104 senza coordinarvi, l'INPS potrà inviarvi una richiesta di restituzione delle somme percepite in eccesso — anche per i mesi già trascorsi. Non è un'ipotesi remota: con la circolare INPS 18 settembre 2026, n. 100, l'Istituto ha illustrato la disciplina applicabile in caso di superamento del limite complessivo di tre giorni mensili di permesso e di contestuale fruizione dei medesimi giorni per lo stesso assistito. La circolare non introduce nuove sanzioni: fissa le regole di recupero che l'Istituto applicherà d'ora in poi in modo sistematico.
Il tema riguarda chiunque assista un familiare con disabilità grave e condivida questa responsabilità con un altro parente. Dalla riforma del 2022, tale situazione è molto più comune di quanto si pensi.
Tre giorni mensili per l'assistito, non per ogni familiare
La possibilità di avere più beneficiari non aumenta il numero dei giorni: per assistere la stessa persona con disabilità grave rimane un massimo complessivo di tre giorni mensili, da utilizzare in alternativa. Il punto di partenza è il D.Lgs. 30 giugno 2022, n. 105, che ha riscritto l'art. 33, comma 3, della L. 5 febbraio 1992, n. 104. Con quella riforma è stato eliminato il principio del "referente unico dell'assistenza": oggi il diritto ai tre giorni di permesso mensile può essere riconosciuto a più familiari aventi diritto per l'assistenza della stessa persona con disabilità grave. Questo ampliamento, però, non moltiplica il monte giorni disponibile.
I tre giorni di permesso mensile non spettano a ciascun lavoratore, costituendo un limite complessivo riferito alla medesima persona assistita; di conseguenza, gli stessi devono essere fruiti in maniera alternata tra gli aventi diritto.
Qui nasce il rischio pratico più frequente: fratello e sorella, ognuno convinto di avere diritto autonomo a tre giorni, li usano entrambi nello stesso mese per la stessa madre. Risultato: i giorni in eccesso vengono considerati indebiti e le somme vengono recuperate.
Due fratelli possono usare entrambi i 3 giorni di permesso 104 nello stesso mese?
No. I tre giorni mensili sono un tetto complessivo riferito alla persona assistita, non un diritto individuale di ciascun familiare autorizzato. Il punto centrale del chiarimento INPS è che il monte ore o giorni di permesso resta legato alla persona assistita e non al numero di caregiver che se ne prendono cura: se due familiari sono entrambi autorizzati ad assistere lo stesso disabile grave, i tre giorni di permesso mensile restano comunque tre in totale, da dividere tra i due, e non diventano sei.
L'INPS può riprendere i soldi dei permessi 104 usati in eccesso?
Sì, e lo fa con criteri precisi. La circolare INPS n. 100/2026 distingue due ipotesi: se i lavoratori fruiscono dei permessi in giornate diverse ma superano comunque il limite complessivo dei tre giorni mensili, l'Istituto applica il criterio della priorità temporale — le fruizioni precedenti consumano progressivamente il monte disponibile e, una volta esaurito quest'ultimo, le ore o le giornate successivamente utilizzate non sono riconosciute; il recupero viene effettuato nei confronti del lavoratore che per primo ha fruito del permesso oltre il limite di legge.
Se due familiari prendono il permesso 104 lo stesso giorno cosa succede?
In questo caso non si può applicare la priorità temporale, e l'INPS adotta un criterio diverso. Se due familiari fruiscono nella stessa giornata del permesso, la giornata viene considerata indebita per il 50% nei confronti di ciascuno dei lavoratori, rapportando il recupero al rispettivo orario di lavoro. In pratica: la giornata viene spezzata in due, e metà dell'indennità viene chiesta indietro a ciascuno.
È una conseguenza che colpisce chi si divide i turni di cura pensando in buona fede di agire correttamente. L'INPS non valuta l'intenzione ma il dato oggettivo della sovrapposizione nel flusso contributivo.
I cinque errori più frequenti che espongono al recupero
Dalle pratiche che seguiamo in materia di lavoro e previdenza, cinque errori ricorrono con maggiore frequenza.
Primo: credere che ciascun familiare autorizzato abbia diritto a tre giorni propri. È l'equivoco più comune dopo la riforma del 2022. L'autorizzazione individuale non equivale a un diritto individuale di tre giorni: autorizzazione e limite complessivo sono due cose distinte.
Secondo: non comunicarsi a vicenda le giornate già usate nel mese. La circolare INPS 100/2026 precisa che non è sufficiente che ciascun familiare sia stato autorizzato alla fruizione: è necessario che gli stessi si accordino tra loro affinché non venga superato il limite complessivo dei tre giorni e non vi sia sovrapposizione, in ossequio al principio dell'alternanza nel godimento del beneficio. Senza un accordo di coordinamento, anche un semplice disallineamento di calendario può produrre un indebito.
Terzo: usare il permesso per scopi personali, anche parzialmente. Non si tratta solo di un rischio previdenziale: la Cassazione ha ribadito che i permessi riconosciuti dalla Legge 104 devono essere utilizzati in relazione diretta con l'assistenza alla persona con disabilità; il loro impiego per finalità diverse integra un abuso del diritto, poiché priva il datore di lavoro della prestazione lavorativa, in violazione dei principi di correttezza e buona fede, e determina, nei confronti dell'ente previdenziale, un'indebita percezione dell'indennità. Con l'ordinanza n. 13155 del 7 maggio 2026, la Corte di Cassazione ha confermato che l'uso improprio dei permessi della Legge 104, destinandoli principalmente ad attività personali invece che all'assistenza del familiare disabile, può giustificare il licenziamento per giusta causa. In quel caso il lavoratore aveva dedicato all'assistenza solo il 17,5% del tempo di permesso.
Quarto: non tenere traccia scritta della fruizione. In caso di contestazione, la prova della corretta alternanza tra familiari ricade su chi ha usufruito del permesso. Un registro informale delle giornate — anche una semplice chat di gruppo con data e conferma di lettura — può fare la differenza in sede di verifica.
Quinto: ignorare gli obblighi del datore di lavoro sul flusso contributivo. Questo è il profilo meno conosciuto, ed è quello che può colpire anche le aziende.
Il campo BaseRif in UniEmens: l'obbligo che molti uffici HR non sanno ancora
Gli altri blog si fermano alla regola dei tre giorni. C'è però un secondo livello, che riguarda direttamente i datori di lavoro privati e i loro uffici paghe. Con il messaggio 7 luglio 2026, n. 2287, l'INPS ha comunicato che, a partire dal mese di competenza di settembre 2026, diventa obbligatoria la compilazione dell'elemento "BaseRif", finora facoltativo, all'interno della sezione a valenza contributiva "InfoAggCausaliContrib" del flusso UniEmens; la novità riguarda i conguagli relativi ai permessi legge 104 e ai congedi straordinari.
Fino al mese di agosto 2026, il campo "BaseRif" all'interno di questa sezione era facoltativo: i datori di lavoro potevano compilarlo o meno senza incorrere in errori di trasmissione. Dal mese di competenza di settembre 2026, la situazione cambia radicalmente: il campo diventa obbligatorio e la sua mancata valorizzazione può determinare anomalie nel flusso.
Che cosa contiene questo campo? L'elemento "BaseRif" deve essere valorizzato con la retribuzione teorica del mese di riferimento dell'evento nel caso dei permessi della Legge n. 104/1992; nel caso di congedo straordinario o di prolungamento del congedo parentale, dovrà invece essere indicata la retribuzione teorica del mese precedente rispetto a quello in cui si verifica l'evento.
Sono esclusi dall'obbligo i datori di lavoro agricoli e le pubbliche amministrazioni, che seguono flussi contributivi distinti.
La connessione tra la circolare n. 100/2026 e il messaggio n. 2287/2026 non è casuale: l'INPS sta costruendo un sistema in cui il recupero dell'indebito a carico del lavoratore viene incrociato con la correttezza del flusso contributivo trasmesso dall'azienda. Se il campo "BaseRif" è mancante o errato, il conguaglio non è ricostruibile con certezza, e l'azienda rischia una richiesta di rettifica contributiva autonoma rispetto all'indebito del dipendente. Due fronti aperti contemporaneamente, per un errore che un buon consulente del lavoro risolve in pochi minuti.
Nota dello studio
Nelle pratiche che seguiamo in materia di previdenza e lavoro, l'errore più frequente non è la malafede ma la mancanza di coordinamento tra i familiari che si alternano nell'assistenza. Capita spesso che ciascuno presenti la propria domanda all'INPS e poi usi i giorni autonomamente, senza un calendario condiviso. Il risultato è uno sforamento che nessuno ha voluto, ma che l'Istituto recupera comunque. La lettera di recupero arriva mesi dopo, e spesso il lavoratore non riesce a ricostruire i dati necessari per contestarla. Tenere un registro — anche informale — e aggiornarsi a vicenda a inizio mese è la precauzione più semplice e più trascurata.
Ricordiamo anche il principio che il diritto tutela chi si attiva in tempo: vigilantibus iura subveniunt — il diritto soccorre chi vigila, non chi aspetta la lettera di recupero per capire cosa è successo.
Come scrisse Luigi Einaudi — economista e giurista — parlando delle regole previdenziali: la chiarezza delle norme vale poco se non è accompagnata dalla conoscenza di chi ne beneficia. Il problema non è quasi mai la legge: è l'informazione che non arriva.
Domande frequenti
Se mio fratello e io siamo entrambi autorizzati dall'INPS ai permessi 104, quanti giorni possiamo usare in totale ogni mese?
Tre giorni in totale tra voi due, non tre a testa. L'autorizzazione individuale non moltiplica il limite: significa solo che entrambi potete accedere al beneficio, ma dovete alternarvi all'interno del tetto mensile complessivo. Se usate più di tre giorni sommando le vostre fruizioni, l'INPS recupererà le somme in eccesso.
Il recupero dell'indebito da parte dell'INPS può riguardare anche mesi passati?
Sì. L'INPS può recuperare le prestazioni indebitamente percepite anche per i periodi precedenti alla circolare n. 100/2026, poiché le regole sostanziali non sono nuove: la circolare ha chiarito le modalità operative del recupero, non introdotto un nuovo divieto. I termini di prescrizione ordinari per il recupero dell'indebito previdenziale si applicano comunque, ma nel dubbio conviene non aspettare.
Il mio datore di lavoro rischia qualcosa se non compila correttamente l'UniEmens per i permessi 104?
Sì. Dal mese di competenza di settembre 2026, il campo "BaseRif" nel flusso UniEmens è obbligatorio per i datori di lavoro privati non agricoli. La mancata compilazione può generare anomalie nel flusso e, in sede di verifica, una richiesta di rettifica contributiva a carico dell'azienda, separata e aggiuntiva rispetto all'eventuale recupero dell'indebito sul lavoratore.
Redazione - Staff Studio Legale MP