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Fideiussione omnibus post-2005: chi deve provare la nullità - Studio Legale MP - Verona
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Usura, anatocismo, fideiussioni e mutui: quando ha senso una verifica sul rapporto con la banca.
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Per anni il contenzioso sulle fideiussioni conformi allo schema ABI si è diviso su una domanda: chi deve provare l'intesa anticoncorrenziale quando la garanzia è stata firmata fuori dal periodo esaminato dalla Banca d'Italia? Con la sentenza n. 24825 del 28 agosto 2026 le Sezioni Unite hanno dato una risposta. Ecco che cosa hanno deciso e che cosa cambia per chi ha prestato garanzia alla banca.

Immaginate di aver firmato nel 2015 una fideiussione omnibus a favore di una banca, a garanzia dei debiti di una società. La banca escute la garanzia, ottiene un decreto ingiuntivo e voi intendete eccepire la nullità delle clausole riprese dallo schema ABI. Fino a poco tempo fa la risposta dipendeva in buona parte dal tribunale a cui toccava la causa. Oggi il quadro è più chiaro, ma il garante deve prepararsi a un onere probatorio impegnativo.

Il punto di partenza: il provvedimento n. 55/2005 e le tre clausole censurate

Con il provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005 la Banca d'Italia, allora competente in materia di concorrenza nel settore bancario, ha ritenuto che gli articoli 2, 6 e 8 dello schema ABI di fideiussione omnibus, se applicati in modo uniforme, contrastassero con l'art. 2, comma 2, lettera a), della legge n. 287/1990.

Le tre clausole sono note:

  • la clausola di reviviscenza (art. 2), che obbliga il fideiussore a rimborsare alla banca anche le somme che questa abbia dovuto restituire, ad esempio in sede concorsuale;
  • la clausola di deroga all'art. 1957 c.c. (art. 6), che esonera la banca dal termine di sei mesi entro cui deve agire contro il debitore principale;
  • la clausola di sopravvivenza (art. 8), che mantiene ferma la garanzia anche se l'obbligazione principale è invalida.

Le Sezioni Unite, con la sentenza n. 41994 del 30 dicembre 2021, hanno stabilito che le fideiussioni stipulate a valle di quell'intesa sono parzialmente nulle, limitatamente alle clausole che riproducono lo schema censurato, salvo che risulti una diversa volontà delle parti. La nullità colpisce solo quelle clausole: il resto della garanzia rimane valido, a meno che risulti che le parti non l'avrebbero conclusa senza di esse.

Il nodo: le garanzie firmate dopo il 2005 e le fideiussioni specifiche

L'istruttoria della Banca d'Italia riguardava un periodo preciso (2002-2005) e un tipo preciso di garanzia, la fideiussione omnibus. Che cosa accade, allora, per le fideiussioni firmate anni dopo, o per quelle prestate per un singolo finanziamento?

La giurisprudenza si era divisa. Un orientamento, espresso ad esempio da Cass. civ., Sez. III, 21 ottobre 2024, n. 27243 (richiamata dalle stesse Sezioni Unite), riteneva sufficiente che la garanzia fosse «a valle» dell'accertamento dell'autorità e ne riproducesse le clausole. L'orientamento prevalente negli anni 2024 e 2025 era invece più restrittivo: il provvedimento del 2005 non poteva valere, da solo, come prova dell'intesa per contratti diversi per epoca o per tipo.

La questione è arrivata alle Sezioni Unite attraverso il rinvio pregiudiziale disposto dal Tribunale di Siracusa ai sensi dell'art. 363-bis c.p.c.

Che cosa hanno deciso le Sezioni Unite nel 2026

Con la sentenza n. 24825 del 28 agosto 2026 le Sezioni Unite hanno fissato due principi.

Primo: la prova dell'intesa spetta a chi invoca la nullità. Per le fideiussioni costituite prima o dopo il periodo esaminato dalla Banca d'Italia, e per le fideiussioni specifiche, il giudice di merito deve accertare se il modello contrattuale usato corrispondesse a un'intesa o a una pratica concordata restrittiva della concorrenza. Il provvedimento n. 55/2005 resta utilizzabile, ma come elemento di prova da solo non sufficiente, dopo averne verificato il contenuto e la portata rispetto all'epoca e al tipo di garanzia in causa. Chi chiede la nullità può provare l'intesa con ogni mezzo, a cominciare dalla richiesta al giudice di ordinare l'esibizione di documenti. La banca, a sua volta, può dimostrare che le clausole sono state il frutto di una trattativa effettiva con il cliente.

Secondo: la clausola «a prima richiesta» sopravvive. Se la fideiussione contiene anche la clausola di pagamento «a prima richiesta», la banca evita la decadenza dell'art. 1957 c.c. anche con una semplice richiesta stragiudiziale inviata al garante entro i sei mesi, pur se la clausola di deroga ai termini è nulla. Le due clausole hanno funzioni diverse e la nullità dell'una non travolge l'altra.

La sentenza chiude quindi il contrasto in una direzione precisa: per i contratti fuori dal perimetro dell'istruttoria del 2005, il garante non può limitarsi a richiamare il provvedimento della Banca d'Italia.

Le conseguenze pratiche sulla decadenza dell'art. 1957 c.c.

Quando la clausola di deroga è nulla, torna ad applicarsi l'art. 1957 c.c.: il fideiussore resta obbligato dopo la scadenza dell'obbligazione principale solo se il creditore, entro sei mesi, ha proposto le sue istanze contro il debitore e le ha continuate con diligenza. Di regola, per «istanze» si intendono iniziative giudiziali. La sentenza del 2026 riduce però la portata pratica di questa difesa: se il contratto contiene la clausola «a prima richiesta», basta una richiesta scritta di pagamento rivolta al garante entro il termine. Prima di impostare la difesa sulla decadenza, quindi, occorre leggere l'intero testo della garanzia e ricostruire la cronologia delle richieste della banca.

Il peso del processo: prove e tempi

Se la prova è a carico del garante, diventa decisivo il modo in cui la si costruisce nel giudizio di primo grado. La nullità è rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado, ma solo se i fatti su cui si fonda sono già acquisiti agli atti. La Cassazione (Sez. I, 24 dicembre 2025, n. 33966) ha dichiarato inammissibile il motivo con cui il garante invocava la nullità antitrust proprio perché nel processo non era stato prodotto, nei tempi previsti, nemmeno il provvedimento n. 55/2005.

In concreto, chi intende far valere la nullità dovrebbe:

  • verificare la data della garanzia e il suo tipo (omnibus o specifica);
  • confrontare il testo con le clausole 2, 6 e 8 dello schema ABI e controllare se contiene anche la clausola «a prima richiesta»;
  • produrre subito il contratto e il provvedimento n. 55/2005;
  • articolare tempestivamente le richieste istruttorie, in particolare l'istanza di esibizione ex art. 210 c.p.c. di modelli contrattuali analoghi usati dalla banca nello stesso periodo;
  • verificare, ai fini dell'art. 1957 c.c., se e quando la banca abbia inviato richieste scritte di pagamento.

Un errore diffuso è aspettare il decreto ingiuntivo per cominciare a ragionare sulla garanzia. I termini dell'opposizione sono brevi e le preclusioni istruttorie del primo grado non si recuperano in appello.

Che cosa resta aperto

Le Sezioni Unite hanno chiarito chi deve provare e con quali strumenti, ma l'esito di ogni causa resta legato alle prove raccolte: la diffusione uniforme delle clausole nel periodo in cui la garanzia è stata firmata, il comportamento della banca, l'eventuale trattativa individuale. Per le garanzie firmate tra il 2002 e il 2005 resta invece fermo il quadro delineato dalle Sezioni Unite del 2021.

La difesa del fideiussore, quindi, non può più fondarsi su un'eccezione generica di conformità allo schema ABI. Va costruita come una vera strategia probatoria, fin dal primo atto.

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Autore: Redazione - Staff Studio Legale MP


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