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Riforma disabilità Verona: domanda INPS senza ASL - Studio Legale MP - Verona

Il 19 febbraio 2026 la Gazzetta Ufficiale pubblica il decreto-legge n. 19/2026. Undici giorni dopo — il 1° marzo — la provincia di Verona si risveglia in un sistema diverso per chiunque abbia bisogno di fare domanda di riconoscimento della propria condizione di disabilità. Non è un cambiamento di moduli o di uffici: è la fine di un modello procedurale che durava da oltre trent'anni.

Come osservava Norberto Bobbio, il diritto non si misura solo nella norma che lo enuncia, ma nella procedura che lo rende accessibile. Ed è esattamente questo il cuore della riforma: rendere accessibile, davvero, il riconoscimento di un diritto fondamentale.

Cosa cambia per fare domanda di invalidità civile a Verona dal marzo 2026?

Fino al 28 febbraio 2026, chi voleva ottenere il riconoscimento dell'invalidità civile a Verona doveva percorrere un percorso a tappe: prima il medico di base o lo specialista redigeva un certificato introduttivo, poi il cittadino (o il patronato per suo conto) presentava una domanda amministrativa separata, e infine l'iter proseguiva con una valutazione della commissione ASL integrata da medici INPS. Due soggetti istituzionali, due momenti distinti, tempi spesso dilatati.

Con la terza fase sperimentale, l'INPS diviene titolare unico del processo di accertamento della disabilità, semplificando l'iter burocratico e garantendo una maggiore rapidità nella gestione delle pratiche. In termini pratici, dal 1° marzo 2026, nelle province interessate, l'istanza dovrà essere avviata esclusivamente tramite l'invio telematico del nuovo "certificato medico introduttivo" all'INPS; non sarà più necessario presentare successivamente la "domanda amministrativa" da parte del cittadino, dei patronati o degli intermediari autorizzati.

Il punto è decisivo e vale la pena sottolinearlo con chiarezza: il certificato medico introduttivo non è più un semplice documento sanitario di accompagnamento. Diventa l'atto che apre l'intero procedimento, sostituendo la domanda amministrativa. Chi presenta quel certificato correttamente compilato e trasmesso in via telematica dal medico certificatore abilitato ha già avviato la propria pratica. Non deve fare altro per attivare l'iter.

Il nuovo sistema di accertamento si estende alle seguenti 40 province, tra cui figurano Verona, Venezia, Treviso, Milano e Roma. L'obiettivo della riforma è rendere le procedure più snelle e veloci attraverso una semplificazione strutturale: il certificato medico introduttivo sarà l'unico strumento necessario per avviare l'iter per l'accertamento della disabilità.

Verona si inserisce, insieme a Venezia e Treviso, nel blocco delle province venete coinvolte in questa terza ondata sperimentale. La riforma — modificata dal decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 202, convertito dalla legge 21 febbraio 2025, n. 15 — stabilisce che, a regime, dal 1° gennaio 2027 l'accertamento sarà affidato in via esclusiva all'INPS su tutto il territorio nazionale. La sperimentazione è quindi la fase di rodaggio prima del passaggio definitivo, e Verona ne fa parte a pieno titolo.

Come funziona il nuovo certificato medico introduttivo INPS per l'invalidità civile?

Il certificato medico introduttivo nella nuova forma è un documento digitale, redatto e trasmesso direttamente dal medico certificatore attraverso il portale INPS. Non è più il tradizionale modulo cartaceo: il medico deve essere previamente abilitato al sistema informativo dell'Istituto, e la trasmissione avviene in via telematica. Dal 1° marzo, il procedimento valutativo di base per l'accertamento della disabilità, che prevede l'invio telematico all'INPS del nuovo certificato medico introduttivo da parte del medico certificatore, è esteso a ulteriori 40 province.

Le istruzioni operative sulla profilazione dei medici certificatori per l'accesso al servizio di presentazione del certificato medico introduttivo per la terza fase sperimentale sono contenute nel messaggio INPS 23 febbraio 2026, n. 639. Questo aspetto — l'abilitazione del medico — è uno dei punti di attenzione pratici più rilevanti: se il medico di base o lo specialista non è ancora profilato nel sistema INPS, il paziente veronese potrebbe trovarsi nell'impossibilità di avviare la pratica. Vale la pena verificarlo preventivamente.

Una volta ricevuto il certificato, l'INPS convoca il richiedente davanti alla cosiddetta Unità di Valutazione di Base (UVB). In particolare, la definizione dei criteri per l'accertamento della disabilità connessa ai disturbi dello spettro autistico, al diabete di tipo 2 e alla sclerosi multipla trova applicazione in tutti i territori soggetti alla sperimentazione, comprese le nuove 40 province; è stata inoltre modificata la composizione delle commissioni medico-legali dell'INPS, denominate Unità di Valutazione di Base (UVB).

Un elemento ulteriore e meno discusso: con il D.L. 19/2026, la richiesta di attivazione del progetto di vita individuale non può più essere presentata direttamente alla commissione INPS al termine della visita. La richiesta dovrà essere presentata dall'interessato tramite un apposito servizio telematico INPS, disponibile solo dopo aver ricevuto il certificato attestante la condizione di disabilità. Anche il progetto di vita — il documento personalizzato che accompagna il riconoscimento della condizione di disabilità più grave — cambia quindi modalità di attivazione.

Devo rifare il certificato medico se ho già una domanda in corso a Verona?

Questa è la domanda pratica che più spesso arriva in studio, e la risposta dipende dal momento in cui la pratica era stata avviata.

Chi aveva fatto redigere il certificato con le vecchie modalità entro il 28 febbraio 2026 e aveva anche già trasmesso la domanda amministrativa entro quella stessa data si trova nella situazione più semplice: la pratica è regolarmente in corso con il vecchio sistema, non deve fare nulla. Tutti i certificati medici introduttivi redatti fino al 28 febbraio 2026, secondo le pregresse modalità nelle 40 province interessate dalla terza fase della sperimentazione, dovevano essere inderogabilmente completati con la trasmissione all'INPS della domanda amministrativa entro il 28 febbraio 2026, come indicato nel messaggio 23 febbraio 2026, n. 637.

Chi invece aveva il vecchio certificato ma non aveva ancora inviato la domanda amministrativa entro quella scadenza — situazione tutt'altro che rara, considerando che il D.L. n. 19/2026 fu pubblicato solo il 19 febbraio, lasciando una finestra di appena nove giorni — ha avuto una seconda possibilità. L'INPS, con messaggio n. 990 del 20 marzo 2026, ha comunicato che per la trasmissione delle domande amministrative riferite ai certificati medici introduttivi, la procedura di trasmissione della domanda di accertamento sanitario per l'invalidità civile è stata riaperta fino al 31 marzo 2026.

La riapertura non è stata un atto di generosità discrezionale: è stata una necessità. Considerate le tempistiche ravvicinate tra la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del D.L. n. 19/2026 (il 19 febbraio 2026) e l'avvio della terza fase della sperimentazione dal 1° marzo 2026, è stato accordato di poter presentare la domanda di accertamento sanitario per l'invalidità civile secondo le previgenti modalità. Un termine di nove giorni per adeguarsi a una riforma strutturale di questa portata era, oggettivamente, incompatibile con il principio di tutela effettiva del diritto al procedimento.

Chi non rientra in nessuna di queste ipotesi — chi cioè si trova a presentare domanda per la prima volta oggi a Verona — deve necessariamente seguire il percorso nuovo: certificato medico introduttivo telematico, medico abilitato, nessuna domanda amministrativa separata.

Qui si apre un profilo critico che l'analisi giuridica non può trascurare. Il brocardo vigilantibus iura subveniunt — il diritto è a disposizione di chi lo esercita con tempestività — è principio antico. Ma quando l'esercizio tempestivo dipende da una riforma comunicata con nove giorni di preavviso effettivo, e quando il medico certificatore deve essere abilitato al sistema informatico INPS attraverso una profilazione che richiede tempi tecnici non istantanei, il rischio è che la semplicità proclamata dalla riforma si traduca in un ostacolo reale per le persone più fragili. L'assenza di assistenza istituzionale capillare sul territorio veronese — capace di guidare il cittadino disabile o il suo caregiver nel nuovo percorso digitale — è il vero nodo su cui il sistema dovrà misurarsi nei prossimi mesi.

L'Istituto informa che è attivo l'indirizzo mail sperimentazionedisabilita@inps.it per eventuali richieste di supporto. Un indirizzo email è un passo avanti, ma non sostituisce la presenza territoriale, specie per categorie che hanno difficoltà ad accedere agli strumenti digitali.

Va infine ricordato il quadro temporale complessivo. La sperimentazione segue il positivo percorso già avviato dal decreto legislativo 62/2024: dal 1° gennaio 2025 è stata avviata la prima fase sperimentale, che ha interessato le province di Brescia, Trieste, Forlì-Cesena, Firenze, Perugia, Frosinone, Salerno, Catanzaro e Sassari; dal 30 settembre 2025 la sperimentazione è stata estesa alle province di Alessandria, Genova, Isernia, Lecce, Macerata, Matera, Palermo, Teramo e Vicenza. Verona ha quindi potuto beneficiare di circa un anno di rodaggio del sistema nelle province pilota — un dato che, almeno in teoria, avrebbe dovuto rendere la transizione più fluida rispetto alla prima fase.

La riforma, nelle sue intenzioni, punta a costruire un accertamento unitario, più veloce e centrato sulla persona. Verificare se la promessa si traduca in realtà concreta — a Verona come altrove — richiede il monitoraggio dei tempi effettivi di conclusione dei procedimenti e dell'accessibilità del sistema per i richiedenti più vulnerabili. È questo il metro su cui misurare, nei prossimi mesi, il successo o l'insuccesso della riforma.

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Autore: Redazione - Staff Studio Legale MP


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