Una seconda chance solo per il debitore onesto
“Né un prestatore né un mutuatario sii mai”, ammoniva Shakespeare, ma nella realtà molte persone si ritrovano sommerse dai debiti loro malgrado. Oggi l’ordinamento italiano, in linea con la filosofia europea della second chance, offre strumenti efficaci per cancellare le passività insostenibili e ripartire da zero – purché il debitore abbia mantenuto un comportamento corretto. Il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII) prevede infatti che possa accedere alle procedure di sovraindebitamento solo chi versa in difficoltà senza dolo o colpa grave. In altre parole, la legge aiuta chi è in buona fede, riconoscendo che nemo tenetur ad impossibilia (nessuno è tenuto a fare l’impossibile) quando i debiti superano oggettivamente le capacità di rimborso. Al contrario, viene negato ogni beneficio a chi ha causato il proprio dissesto con malizia o grave imprudenza. Questa impostazione garantisce equilibrio: da un lato offre clemenza a chi è vittima di rovesci di fortuna, dall’altro evita che le procedure diventino un “liberi tutti” per chi ha abusato del credito. Come ha ben riassunto la Corte di Cassazione, to err is human, to forgive divine – ma il perdono della legge vale solo per gli errori scusabili.
Il requisito della “meritevolezza”: onestà e trasparenza
L’accesso al sovraindebitamento è subordinato alla meritevolezza del debitore, oggi espressamente richiesta dall’art. 69 CCII. Ciò significa che chi chiede di ridurre o cancellare i propri debiti deve provare di non avervi colposamente contribuito in modo decisivo. Ad esempio, il tribunale verifica che l’insolvenza non sia frutto di spese folli o comportamenti volutamente irresponsabili. La Cassazione civile, Sez. I, sent. n. 21048/2025 ha chiarito un punto importante: anche se una banca concede prestiti con leggerezza, ciò non cancella la grave imprudenza del cliente che li ha richiesti oltre ogni logica. In quel caso concreto la Suprema Corte ha affermato che la negligenza dell’istituto di credito e quella del debitore possono coesistere autonomamente: se il debitore ha aggravato la propria esposizione senza criterio, resta escluso dalla procedura a prescindere dagli errori altrui. Il principio è netto: il sistema perdona il debitore sfortunato ma non il debitore spregiudicato. Emblematico, in tal senso, il caso deciso dal Tribunale di Brescia (sent. 28 maggio 2025): un uomo sommerso dai debiti per aver firmato fideiussioni ben oltre le proprie capacità economiche si è visto negare l’esdebitazione, poiché il giudice ha ritenuto quella condotta una grave imprudenza colpevole e incompatibile con i benefici di legge. Insomma, chi ha volontariamente “tirato troppo la corda” dei propri finanziamenti non può aspettarsi clemenza. D’altro canto, non serve essere perfetti per accedere alla procedura: scelte discutibili o errori di valutazione, se non accompagnati da malafede o frode, non precludono la seconda opportunità. La Cassazione (Sez. I) lo ha precisato di recente: un indebitamento causato da condotte criticabili ma non dolose non basta da solo a escludere il debitore, a patto che, una volta avviata la procedura, egli si attenga scrupolosamente alle regole (Cass. civ., Sez. I, ord. n. 22074/2025). Lo spirito “rieducativo” della legge infatti mira a rimettere in carreggiata chi è caduto in errore, purché dimostri di aver cambiato rotta. In sintesi, vengono filtrati fuori solo i comportamenti più gravemente colpevoli: bugie, sottrazione di beni ai creditori, azzardo consapevole e sistematico. Su questo filtro i tribunali mostrano grande rigore, come vedremo.
Raggiri e abusi: tolleranza zero dei tribunali
Se la porta del sovraindebitamento è spalancata per il debitore sfortunato, resta sbarrata per il debitore “furbo”. Le pronunce degli ultimi anni delineano un vero e proprio giro di vite contro ogni uso distorto delle procedure. Ad esempio, chi ha già beneficiato – o anche solo avuto la possibilità – di altre procedure concorsuali non può “riciclare” gli stessi debiti nel sovraindebitamento. Lo ha stabilito la Cassazione con l’ordinanza n. 30108/2025: un imprenditore individuale dichiarato fallito, che non aveva ottenuto l’esdebitazione nel fallimento, ha tentato successivamente di avvalersi dell’“esdebitazione del debitore incapiente” prevista dal CCII per cancellare i medesimi debiti residui. Ebbene, la Suprema Corte ha detto no: chi è già fallito non può usare le nuove norme sul sovraindebitamento per cancellare obbligazioni originate dallo stesso dissesto che fu oggetto di fallimento. In caso contrario – spiegano i giudici – si eluderebbero i vincoli posti dalla legge fallimentare a tutela dei creditori insoddisfatti. Dunque niente “doppio colpo di spugna” sugli stessi debiti: le procedure vanno usate una volta e per tutte. Un’altra forma di abuso è cercare di includere nel piano debiti altrui o non ammessi. Un precedente del Tribunale di Verona (sent. 17 agosto 2025) è illuminante: un socio di due S.n.c. ancora operative presentava un proprio concordato minore cercando di far rientrare anche i debiti sociali, nel tentativo di aggirare le norme sulla responsabilità illimitata. Il tribunale veronese ha respinto l’ammissione, giudicando la mossa un’evidente forzatura contraria alla legge. Anche chi tenta di occultare informazioni o beni viene fermato e sanzionato. Si pensi a chi omette di dichiarare alcuni creditori nella speranza di non pagarli: oltre a rischiare la revoca dell’omologazione, il debitore rimane comunque esposto verso quei creditori non inseriti. Non solo: la giurisprudenza più attenta sta segnalando l’irrazionalità dell’attuale regola che mantiene efficaci i crediti dei “furbi” che si sottraggono alla procedura. Proprio il Tribunale di Verona (ord. 18 luglio 2025) ha sollevato questione di legittimità costituzionale sul punto, ritenendo ingiusto che un debitore, dopo aver liquidato tutto ai creditori partecipanti, possa essere inseguito a vita da chi è rimasto fuori per scelta. Si attende ora la decisione della Consulta, ma intanto il messaggio lanciato dai giudici è chiaro: niente scappatoie per creditori o debitori sleali. Infine, i casi più gravi vedono interventi esemplari. Un debitore che aveva dolosamente violato gli obblighi del piano, sottraendo attivi ai creditori, si è visto non solo annullare la procedura ma anche denunciare per bancarotta: summum ius, summa iniuria, verrebbe da commentare – la massima severità come risposta alla massima scorrettezza (cfr. Trib. Termini Imerese, sent. n. 46/2025). In situazioni del genere l’ordinamento reagisce senza indulgenza: chi tradisce la fiducia del tribunale perde ogni protezione e va incontro a conseguenze ben peggiori dei debiti iniziali.
Ripartire puliti sì, ma solo in buona fede
Dal quadro tracciato emerge un principio fondamentale: la “pulizia” dai debiti è un privilegio riservato ai debitori onesti e cooperativi. Oggi le procedure di sovraindebitamento permettono di azzerare mutui, finanziamenti, cartelle esattoriali e ogni pendenza insostenibile, dando respiro a famiglie e piccole imprese strangolate dai debiti. Questa opportunità – impensabile fino a pochi anni fa – rappresenta una svolta di civiltà economica: il fallimento personale non è più una condanna a vita, ma può trasformarsi in un nuovo inizio. Tuttavia, il legislatore e i giudici vigilano affinché la seconda chance non diventi un “vulnus” per il sistema creditizio. Perciò richiedono al debitore la massima lealtà. Presentare un piano veritiero, coinvolgere tutti i creditori noti, non fare favoritismi né distrazioni di beni: sono condizioni imprescindibili per ottenere l’omologazione e, alla fine, il decreto di esdebitazione che cancella i debiti residui. Se il debitore rispetta queste regole e agisce con trasparenza, l’ordinamento è dalla sua parte: persino il Fisco può vedersi tagliare interessi e sanzioni, e i creditori sono costretti a collaborare secondo le regole di concorsualità. Il risultato per il debitore meritevole è concreto e di enorme impatto: uscire dalla spirale dei debiti e tornare a una vita normale. Chi completa la procedura vede i propri debiti insoddisfatti dichiarati inesigibili per sempre, ritrovando la serenità finanziaria e anche un profilo creditizio riabilitato. Al contrario, chi cerca scorciatoie o agisce in mala fede viene estromesso: non è ammesso alle procedure o ne viene espulso, e resta esposto alle azioni individuali dei creditori, pignoramenti compresi. In definitiva, la legge oggi offre una via d’uscita potente a chi è oppresso dai debiti – ma non chiede l’impossibile: chiede solo onestà e correttezza. Il premio, per chi si dimostra affidabile, è enorme: la libertà dai debiti e la possibilità di ricominciare senza il fardello del passato. La severità verso i “furbi” non è cattiveria, bensì il necessario corollario per rendere sostenibile la benevolenza verso gli onesti. D’altronde, come disse Publilio Siro, “usuraio è il tempo che concede credito a chi non merita”: il nuovo diritto della crisi concede credito solo a chi lo merita davvero.
Conclusione – Niente più debiti, con la giusta assistenza
In conclusione, il sovraindebitamento può essere un vero salvagente per chi sta affogando tra i debiti, ma funziona soltanto se il debitore si approccia con serietà e buona fede. Le procedure non sono scorciatoie per furbi, bensì strumenti di giustizia riparativa pensati per chi si è indebitato senza colpa grave e vuole davvero risollevarsi. Le recenti sentenze rafforzano questa impostazione equilibrata: mano tesa a chi è in difficoltà, pugno duro contro abusi e scorrettezze. Per chi agisce correttamente, la legge offre finalmente ciò che per lungo tempo è mancato: una soluzione definitiva al problema dei debiti, una “pulizia” completa delle pendenze per poter tornare a contribuire all’economia senza zavorre. È un’opportunità preziosa da cogliere, ma serve preparazione e impegno. Affrontare queste procedure da soli può essere complesso: occorre predisporre piani credibili, documentare la propria situazione, interagire con l’Organismo di Composizione della Crisi e con il tribunale. Ecco perché è fondamentale farsi affiancare da professionisti esperti in questa materia. Con l’aiuto giusto, anche la pratica più ostica diventa affrontabile, e il debitore può presentarsi al giudice con tutte le carte in regola, massimizzando le chance di successo.
Redazione - Staff Studio Legale MP