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Espulsioni e permessi: i giudici tutelano famiglia e dignità - Studio Legale MP - Verona

«I migranti sono nostri fratelli e sorelle che cercano una vita migliore lontano dalla povertà, dalla fame e dallo sfruttamento.» – Papa Francesco

Le nuove sentenze difendono i diritti dei migranti in Italia

Nel panorama recente del diritto dell’immigrazione in Italia, la giurisprudenza ha rafforzato le garanzie fondamentali per gli stranieri. Le ultime pronunce dei giudici italiani confermano il principio per cui l’unità familiare del migrante va protetta contro espulsioni ingiustificate, così come vanno salvaguardati il diritto alla salute e alla vita privata dello straniero anche di fronte a normative più restrittive. Attraverso alcune decisioni innovative, Cassazione e Corte Costituzionale stanno delineando un nuovo equilibrio tra le esigenze di controllo dell’immigrazione e il rispetto della dignità umana dei migranti.

 

Unità familiare e permessi di soggiorno: tutela dei coniugi e dei figli minori

Il diritto all’unità familiare è riconosciuto come fondamentale anche in ambito migratorio. Una decisione della Corte di Cassazione ha chiarito che il coniuge straniero di un cittadino italiano ha diritto al permesso di soggiorno per motivi familiari senza condizioni ulteriori. In Cass. civ., Sez. I, ord. n. 9437/2025 (depositata il 10 aprile 2025), la Suprema Corte ha stabilito che lo Stato deve rilasciare il permesso di soggiorno al coniuge extraUE di un cittadino italiano indipendentemente dalla convivenza effettiva o dall’ingresso regolare in Italia. Ciò che conta è l’autenticità del matrimonio: salvo che vi siano prove concrete di matrimonio simulato (matrimonio di comodo), l’amministrazione non può negare il permesso. In altre parole, pacta sunt servanda: se due persone sono sposate, lo Stato deve rispettare il “patto” coniugale riconoscendo il diritto della coppia a vivere insieme in Italia. Questa pronuncia ribadisce un principio cardine: le esigenze di controllo migratorio non possono sacrificare ingiustamente gli affetti familiari, valore preminente tutelato dalla nostra Costituzione.

Un ulteriore passo a tutela della famiglia dei migranti riguarda i figli nati o cresciuti in Italia. Il Tribunale per i minorenni, in base all’art. 31 del Testo Unico Immigrazione, può autorizzare la permanenza dei genitori stranieri quando sia necessario per evitare un grave pregiudizio ai figli minori. Su questo fronte è intervenuta la Cassazione con la sent. n. 33146/2025 (depositata il 19 dicembre 2025), annullando una decisione di merito che aveva negato il permesso ai genitori di un bambino di due anni. Il giudice di appello, in quel caso, sosteneva in modo semplicistico che un bimbo così piccolo non avesse ancora alcun radicamento in Italia e che quindi il suo trasferimento all’estero con la famiglia non gli avrebbe causato un danno significativo. La Cassazione ha censurato questo approccio, ricordando che il criterio centrale deve essere sempre l’interesse del minore. Anche un bambino molto piccolo può subire conseguenze gravi da uno sradicamento improvviso, specie se la famiglia ha iniziato un percorso di integrazione. Il giudice deve valutare con attenzione le circostanze concrete: la presenza di una rete di assistenza sanitaria, sociale e affettiva attorno al minore, il suo benessere psicofisico e la necessità di entrambi i genitori per una crescita equilibrata. Decisioni automatizzate fondate solo sull’età del bambino sono inaccettabili. Summum ius, summa iniuria: applicare in modo rigido la norma senza considerare la realtà rischia di tradursi in grave ingiustizia. Con questa pronuncia, la Cassazione ha quindi affermato che la tenera età di un figlio non può essere un pretesto per negare ai genitori stranieri il permesso temporaneo, se la loro presenza in Italia è nell’interesse del minore. Si rafforza così la tutela della vita familiare: nessun bimbo, anche neonato, deve essere privato della vicinanza dei genitori per mere formalità.

Vita privata e integrazione: la “protezione speciale” ferma le espulsioni ingiuste

Un secondo filone di giurisprudenza recente difende il diritto alla vita privata e all’integrazione sociale dello straniero di fronte a provvedimenti di espulsione. Il legislatore nel 2023, con il cosiddetto Decreto Cutro (d.l. 20/2023 convertito in l. 50/2023), ha ristretto la portata della protezione speciale, eliminando dal Testo Unico Immigrazione il riferimento espresso alla tutela della vita privata e familiare come motivo per concedere il permesso. Molti hanno temuto che, a seguito di questa riforma, gli stranieri ben integrati in Italia potessero essere espulsi più facilmente, senza considerare i legami costruiti nel nostro Paese. La risposta dei giudici non si è fatta attendere.

Con Cass. civ., Sez. I, sent. n. 29593/2025 (depositata il 10 novembre 2025), la Corte di Cassazione ha confermato in modo autorevole che la protezione speciale continua ad esistere e a vincolare le autorità, nonostante la modifica legislativa. La Suprema Corte ha sottolineato che, pur essendo stati soppressi alcuni commi di legge, resta in vigore l’art. 5, co. 6, del Testo Unico Immigrazione. Tale disposizione generale vieta di respingere o espellere uno straniero quando sussistono seri motivi umanitari o obblighi costituzionali e internazionali per l’Italia. Proprio attraverso questa “clausola di salvaguardia” onnicomprensiva, il diritto al rispetto della vita privata e familiare – sancito dall’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo – continua ad operare come limite all’allontanamento forzato. In altre parole, il legislatore non può cancellare con una legge ordinaria i principi fondamentali posti dalla Costituzione e dai trattati internazionali: tra questi, c’è il diritto dello straniero a non essere espulso se ha sviluppato legami personali, affettivi, lavorativi tali che un rimpatrio sarebbe sproporzionato e disumano.

La pronuncia della Cassazione ribadisce quindi che il parametro decisivo è la concreta integrazione dello straniero nella società italiana. Già in precedenti ordinanze dello stesso 2025 (ad esempio Cass. civ. Sez. I, nn. 5084/2025 e 6775/2025) si era affermato che un immigrato ben inserito, che magari lavora, parla italiano e partecipa attivamente alla comunità, può ottenere la protezione speciale anche in assenza di familiari stretti in Italia. La nuova sentenza n. 29593/2025 rafforza questo orientamento: la riforma normativa non toglie ai giudici il dovere di valutare l’umanità di ogni singolo caso. Così, anche un giovane adulto senza parenti qui ma con un forte radicamento sociale va protetto dall’espulsione. “Ad impossibilia nemo tenetur”, ricorda la Corte: non si può pretendere che una persona sradichi la propria vita da un giorno all’altro, rinunciando al percorso di integrazione costruito onestamente in Italia. La protezione speciale resta quindi uno strumento vivo, che impedisce espulsioni quando queste lederebbero in modo intollerabile la sfera privata e la dignità della persona. Questa evoluzione giurisprudenziale lancia un messaggio forte: le esigenze di sicurezza non possono tradursi in cecità verso i diritti umani. Ogni provvedimento di allontanamento va valutato con proporzionalità e buon senso, tenendo conto della storia individuale del migrante. Il risultato è un bilanciamento più equo tra il rigore delle norme e i valori di umanità su cui si fonda il nostro ordinamento.

Diritto alla salute: il permesso di soggiorno per gravi motivi medici

Un terzo ambito in cui la tutela degli immigrati è stata consolidata riguarda il diritto alla salute e il permesso di soggiorno per cure mediche. La legge italiana (art. 19, co. 2, lett. d-bis del T.U. Immigrazione) vieta l’espulsione dello straniero che versi in condizioni di salute di particolare gravità, quando il rimpatrio potrebbe comportare un serio pregiudizio alla sua vita o salute. Tuttavia, in passato c’erano state incertezze applicative: alcune autorità tendevano a negare il permesso se le cure non apparivano urgenti e indifferibili, confondendo il piano del diritto al soggiorno con quello, diverso, dell’accesso alle cure di pronto soccorso.

Su questo punto è intervenuta in modo chiarificatore Cass. civ., Sez. I, ord. n. 23990/2025 (depositata il 27 agosto 2025). La Cassazione ha stabilito che per il rilascio del permesso di soggiorno per cure mediche conta solo la gravità della patologia e il grave danno che deriverebbe alla salute del migrante in caso di rimpatrio, a prescindere dall’urgenza immediata delle cure. In altre parole, se un cittadino straniero soffre di una malattia seria la cui gestione o terapia non sarebbe garantita adeguatamente nel Paese d’origine, non lo si può espellere, anche se la sua condizione clinica non richiede un intervento d’emergenza istantaneo. La valutazione sull’“indifferibilità” e “urgenza” delle cure – ha precisato la Corte – rileva ai fini dell’assistenza sanitaria temporanea agli irregolari (art. 35 T.U.), ma non può limitare il diritto al permesso di soggiorno in presenza di un pericolo sostanziale per la vita o l’incolumità dello straniero. Questa interpretazione estensiva rispecchia pienamente il dettato costituzionale: l’art. 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo, senza distinzioni di cittadinanza. Ne discende che nessuno può essere rimandato in un luogo dove la sua salute verrebbe gravemente compromessa. La decisione della Cassazione n. 23990/2025 è dunque un importante passo di civiltà, perché elimina un possibile equivoco normativo e assicura che la dignità della persona malata venga prima di ogni formalismo burocratico. In un sistema giuridico che mette al centro la persona, era inaccettabile far pesare sul migrante malato requisiti aggiuntivi non previsti dalla legge. Adesso è chiaro: quando c’è in gioco la vita o la salute, il permesso di soggiorno deve essere concesso, per evitare conseguenze irreparabili.

Conclusioni: giustizia ed equilibrio a tutela degli immigrati

Le vicende illustrate confermano un trend significativo: la giustizia italiana sta assumendo un ruolo di equilibrio e tutela nei confronti degli immigrati, anche in un contesto normativo reso più severo dal legislatore. Famiglia, integrazione sociale e salute sono emersi come pilastri intoccabili, davanti ai quali le maglie delle leggi sull’immigrazione devono allentarsi quanto necessario. Che si tratti del diritto a mantenere unita una famiglia mista, di proteggere un migrante integrato da un’espulsione ingiusta o di salvaguardare la vita di uno straniero gravemente malato, le pronunce del 2025 mostrano una magistratura attenta a non lasciare indietro i più vulnerabili. I giudici – di legittimità e costituzionali – stanno inviando un segnale chiaro al potere esecutivo e alle amministrazioni: anche nell’applicare le leggi sull’immigrazione occorre ispirarsi ai valori fondamentali di umanità e ragionevolezza. In concreto, queste sentenze aprono nuove strade difensive per chi si trova in difficoltà: il coniuge a cui viene negato un permesso, i genitori stranieri di un bambino che rischiano l’allontanamento, il richiedente protezione speciale minacciato da un rimpatrio, o l’ammalato che teme di non potersi curare fuori dall’Italia – tutti costoro oggi possono far valere, con maggior forza, i propri diritti davanti a un giudice. La legge, in definitiva, è davvero uguale per tutti solo se applicata con equilibrio: “ius est ars boni et aequi”, il diritto è l’arte di ciò che è buono ed equo. Le pronunce di quest’ultimo periodo ne sono una prova tangibile: mostrano come l’ordinamento giuridico sappia autoregolarsi per rimanere aderente ai principi di giustizia.

In un’epoca in cui il fenomeno migratorio pone sfide complesse, l’interpretazione giurisprudenziale costituisce una bussola preziosa. Le nuove tutele emerse nelle aule di tribunale fanno sì che il volto umano del diritto non venga mai meno: dietro ogni numero di pratica c’è una persona, e “nessun uomo è un’isola, completo in se stesso”, come ricorda un celebre verso. Ogni individuo porta con sé una storia unica che merita ascolto e rispetto. Il compito del giurista, e in particolare dell’avvocato specializzato in diritto dell’immigrazione, è proprio quello di usare tutti gli strumenti offerti da queste evoluzioni normative e giurisprudenziali per difendere chi ne ha bisogno.

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  • 31 dicembre 2025
  • Redazione

Autore: Redazione - Staff Studio Legale MP


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